“Solo in cartolina” – Il creativo non è un eroe, ma forse sa costruire efficaci richiami per eroi

Possiamo decidere di lottare in tanti modi. Si lotta per un futuro diverso, per una prospettiva di vita migliore, per avere un lavoro e una casa. Ma quanto siamo disposti a lottare per difendere qualcuno che è simile o diverso da noi? Quanto siamo disposti a comprendere davvero che l’umanità è accomunata dagli stessi desideri e da difficoltà comuni?
E la creatività che ruolo può avere nel riportarci ai valori di umanità e comprensione? Credo che la creatività possa offrire letture nuove, mostrarci una prospettiva che non avevamo ancora considerato, aprirci lo sguardo.
Un’immagine, una frase, una foto possono darci l’opportunità di ricordare che il rispetto, la compassione e la dignità umana sono grandi doni da non deturpare.

Avranno pensato questo i creative fighters Michela Locati, Nicole Romanelli, Pietro Gregorini e Verdiana Festa quando hanno dato vita a Solo in cartolina, progetto creativo promosso da un collettivo apartitico e indipendente di professionisti della comunicazione. La sfida lanciata ai creativi di tutta Italia è stata quella di realizzare cartoline che mostrassero il dramma dei migranti sulle nostre coste. 

Ho chiesto loro di raccontarmi questo viaggio creativo. Le risposte sono state scritte in arancione, per loro ormai divenuto “color salvataggio in mare”. E noi quale colore scegliamo di dare alle nostre parole?


1) Qual è stata la direzione scelta e la meta che avete visto all’orizzonte muovendo le prime bracciate nel mare del progetto Solo in Cartolina?

Solo in cartolina è un progetto che nasce senza rotta e senza approdo ma, come si dice in mare, con molto abbrivio.
Un giorno di luglio abbiamo avuto un moto collettivo di fastidio, non tanto verso le dichiarazioni del Ministro dell’Interno “Le ONG vedranno l’Italia solo in cartolina“, ma verso la nostra inerzia.
Abbiamo deciso di non fare più gli schizzinosi con le nostre idee. Ne abbiamo presa una, l’abbiamo sviluppata in gran velocità e soprattutto abbiamo chiesto aiuto a tutti i professionisti che come noi si sentivano di dover fare qualcosa in risposta a questa crisi estiva di umanità che nell’agosto 2018 ha raggiunto il suo apice.
La rotta si è delineata strada facendo, così come la ciurma e così come le prossime tappe del progetto. 

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2) Chi lavora con la comunicazione, mette in conto la necessità di far parlare il proprio interno con l’esterno. Qual è stato il percorso personale che vi ha condotto sin qui? Che passioni avete, quali progetti avete abbracciato prima di questo e quali valori vi spingono a fare il vostro lavoro?

Solo in cartolina è l’espressione entusiastica di un team di circa 10 persone provenienti da tutta Italia. Una rete di under 35 che si incontra su Skype per brevi discussioni epistemologiche e lunghe discussioni logistiche per far funzionare tutti i pezzi e decidere step e confini.
Il valore che ci fa sentire simili è l’allegria, il carburante che ci fa lavorare tanto e bene insieme, a titolo completamente volontario, è la reattività. Veniamo tutti da agenzie digitali, creative, di marketing, di design. Sentiamo tutti che da un grande (o piccolo) portfolio deriva una grande responsabilità.
Il creativo non è un eroe, ma forse sa costruire efficaci ed esteticamente apprezzabili richiami per eroi. 

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3) Alessandro Leogrande, scrittore e giornalista che tanto ha raccontato di sfruttamento e immigrazione, in un articolo apparso su Lo Straniero raccontò il suo sconcerto nell’assistere ai messaggi di odio e disprezzo giunti dai radioascoltatori di una trasmissione in cui si stava parlando del recupero di un peschereccio affondato a poche miglia dalle coste della Libia nell’aprile del 2015.
Quello fu uno dei naufragi più gravi della storia dell’emigrazione: persero la vita centinaia di persone, molte delle quali donne e bambini.

Queste le parole di Leogrande:
“La linea di demarcazione pretestuosamente tirata tra “buonismo” e “cattivismo”, tra “politicamente corretto” e “politicamente scorretto” non tiene più. E non solo perché, al termine di una lunga battaglia di sdoganamento, il “cattivismo” si è ormai affermato. Ora, come nelle costruzioni Lego, pezzi di “cattivismo” possono stare tranquillamente accanto a pezzi di “buon senso” o a pezzi di “cultura” all’interno del perimetro dello stesso discorso pubblico. Ed è questo nuovo impasto, che scompagina i vecchi compartimenti stagni, a costituire l’aspetto più nuovo e inquietante.

Quella mattina, ho avuto la netta sensazione che gli ascoltatori che hanno inviato quei messaggi non avevano la minima idea di chi fossero le persone morte in mare. Non sapevano da dove venivano, perché erano scappate, perché non avrebbero potuto fare ritorno nel loro paese… […]

Chi viene dal Gambia, dalla Somalia o dall’Eritrea scappa di dittature efferate e da una condizione ormai endemica di esplosione statale. Non può farvi ritorno perché ritornare è quasi sempre sinonimo di morte certa.

Ci sono cause politiche all’origine di quei viaggi, al di là del fatto che due dei paesi prima citati sono nostre ex colonie. Tali cause politiche sono oggetto di una profonda rimozione, ed è proprio questa rimozione a essere una delle principali alleate della morte della pietà.”

La comunicazione basata sulla lettura della storia e sul sentimento di pietà è ancora utile a ricordarci che volto ha la pietà?

L’immedesimazione è il Santo Graal della comunicazione sociale, ma è anche un ingrediente della compassione e della solidarietà.
Non c’è comunicazione, non c’è pubblicità senza esempi, richiami, citazioni, messe in scena di atti quotidiani.
Non c’è solidarietà senza immedesimazione. La domanda è se questa debba passare per la riattivazione della memoria, la rilettura collettiva del passato o per una lettura più approfondita del presente.
Dal canto nostro ci sentiamo di dire: dare un nome e una storia alle vittime di oggi è più forte che ricordarci che eravamo noi le vittime ieri.
Ieri è lontano e richiede troppa astrazione.
Oggi è qui, è davanti a me che qualcuno soffre e non c’è proprio niente da immaginare.  

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4) Com’è nata la scelta delle cartoline come simbolo del progetto? Quale impatto ha per voi un’immagine e quanto le parole che la accompagnano? Quale delle due forme comunicative ha maggior potere secondo voi e com’è possibile far dialogare l’allure vintage di una cartolina (vessillo di una comunicazione quasi dimenticata) con la tecnologia?

La cartolina è l’orpello fisico della nostra parodia. Abbiamo voluto giocare con le parole del Ministro, a loro volta un’espressione idiomatica più usata delle cartoline stesse come oggetto. La cartolina è anche simbolo allo stesso tempo cafone e affettuoso, banale e sentimentale di una stagione, l’estate, e forse anche di un periodo storico passato.
Portare le cartoline online, ribaltare la spensieratezza un po’ naïve delle frasi, inserire delle icone della sofferenza da noi del tutto tollerata nella tradizionale superficialità del panorama marittimo, è stato un esercizio semiotico facile da comprendere e libero a molte interpretazioni.
Il messaggio è: l’estate, la vacanza, la nostra vita non possono andare avanti come se nulla fosse, saluti e baci. Se non facciamo niente siamo coinvolti.
Parole, immagini ed esclamazioni affettuose, palme e cuoricini sono, insieme, inseparabilmente, la ricetta di un severo richiamo a noi stessi e all’azione. 

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5)I can change the world with my own two hands. Make a better place with my own two hands” canta Ben Harper. Per voi è realistica l’idea di cambiare il mondo con le proprie mani? Quanto potere può avere il singolo e quanto ne avrebbero le persone se fossero unite per una giustizia reale?
Intendo una giustizia che non sia legge del taglione ma che ci inviti a coltivare consapevolezza della nostra condizione umana e del fatto che siamo su questa terra insieme e che ci è dato di condividere la stessa barca.

Il mondo non è un pneumatico, che si cambia tutto insieme. È più come una persona. Che con i consigli giusti, gli aiuti giusti, i libri giusti, gli errori giusti, prova e riesce a migliorarsi  cambiare disposizione verso di sé, l’ambiente e gli altri.
Solo in cartolina non si sa se e cosa cambierà, sicuramente ha richiamato alle “arti” migliaia di persone che vogliono darsi da fare, ha creato uno spazio e un linguaggio. Questo potrebbe essere il primo passo di una lunga camminata verso il meglio. 

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6) Comunicazione basata sulle parole dette “di pancia” senza riflessioni, oppure comunicazione creativa e di testa? Quanto contano le parole e quali vantaggi si trarrebbero da un dialogo che affondi le sue radici nel cervello della gente anziché nel suo intestino?

La creatività sale come un geyser dalla pancia, poi sbatte forte contro la testa e fuoriesce più o meno lentamente dagli occhi, dalla bocca e dalle mani, più ordinata e pulita e dotata di senso.
Se si ha la testa troppo in alto, lontana dal reale, lontana dai dati, dalla Storia e forse anche lontana dal cuore ciò che esce non è frutto di quell’urto razionale che fa bene ai pensieri ed è un disastro. Ma bisogna essere indulgenti con chi non sa e pensa di sapere. La pazienza e la comunicazione gentile sono il primo antidoto contro l’hate speech. E così abbiamo sempre cercato di comunicare e rispondere a chi aveva veementemente da ridire. 

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7) Solo in Cartolina sarà presentato nei prossimi giorni in varie città italiane. Che riscontro avete avuto sinora e quali sono i parametri che avete utilizzato per scegliere le cartoline da pubblicare sul sito del progetto?

Abbiamo ricevuto circa 400 cartoline. Anche se inizialmente volevamo imporre un nostro metro estetico e semantico ed eravamo più rigidi, man mano abbiamo deciso di lasciare spazio a quasi tutte le espressioni creative.
Abbiamo evitato di pubblicare le opere offensive, troppo criptiche o troppo pixelate.  

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8) Quali obiettivi e breve e a lungo termine vedete nel futuro della vostra iniziativa?

Due azioni in piazza, un colloquio al Viminale con le ONG che lavorano in mare e con i migranti, e si spera una figura istituzionale; una mostra urbana a Bologna.
Questo è ciò che è certo. Ma stiamo lavorando anche a: un’associazione che metta a frutto l’esperienza e abbia impatto diretto su migranti e rifugiati, un libro, una campagna europea. 

9) Cosa vorreste costruire, cosa vorreste lasciare alle generazioni che verranno? Vale ancora la pena diffondere la filosofia della contaminazione culturale e della positività come obiettivi di vita?

Sì, sempre. 
Vorremmo costruire un mondo dove il contrario di xenofobia, razzismo, violenza, discriminazione, disuguaglianza è “diamoci una mossa”. 

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Cito ancora le parole di Alessandro Leogrande, che nel suo libro La frontiera scrisse:

“La frontiera. Per molti è sinonimo di impazienza, per altri di terrore. Per altri ancora coincide con gli argini di un fortino che si vuole difendere.
Tutti la mettono in cima alle altre parole, come se queste esistessero unicamente per sorreggere le frasi che delineano le sue fattezze.
La frontiera corre sempre nel mezzo. Di qua c’è il mondo di prima. Di là c’è quello che deve ancora venire, e che forse non arriverà mai.”

Cos’è davvero la frontiera per ognuno di noi? Un solco profondo che divide o un ponte che unisce? Una speranza per il futuro o la paura dell’altro?

Coscienza, intelligenza, consapevolezza del passato e della storia ci aiuteranno e saranno più forti dei rumori di pancia e delle parole di fondo? O siamo destinati a lasciarci trascinare dai nostri rigurgiti intestinali finché essi non prenderanno il sopravvento sulla mente?
Sappiamo fare di meglio. Sappiamo trasformare quello nel quale viviamo in un luogo di comprensione, in un crogiolo di culture e storie, in un’occasione di incontro e scambio perenne.

Possiamo colorare le parole, sì. Esattamente come le risposte arancioni color “salvataggio”. Possiamo salvarci e dare valore a quello che ci è stato donato per colorare anche il nostro piccolo mondo quotidiano.

I creativi di Solo in cartolina mi hanno salutato augurandomi “buon vento”.
Io vorrei che un buon vento fosse quello che ognuno, un giorno molto vicino, augurasse sempre al prossimo. Un vento buono che sia l’augurio di arrivare ovunque sia il nostro posto, ovunque sia la vita che desideriamo.

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Laura Ressa

Licenza Creative Commons
frasivolanti di frasivolanti.wordpress.com/ è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.


La copertina e le foto inserite nell’articolo sono pubblicate sulla Pagina Facebook di Solo in cartolina

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