“Quando ero bambino…” – Appartenenza e identità nella nostra Notte del Lavoro Narrato

Antipasto di lavoro narrato

“Quando ero bambino…”, ah quanto mi piacciono i racconti che iniziano così!
E Silverio ha iniziato proprio così a parlarci di lavoro e del legame che esiste tra le figurine dei calciatori e i passaggi di stato che attraversiamo nella nostra vita lavorativa, quando per necessità, per caso o per scelta ci troviamo a cambiare lavoro o a cambiare qualcosa del nostro lavoro. I racconti sono ciò che siamo, come dice Vincenzo Moretti quando spiega perché sia importante parlare di lavoro e in che modo la parola “lavoro” si leghi all’aggettivo “narrato”. Dunque noi siamo le nostre storie, le scelte che abbiamo fatto e quelle che non abbiamo fatto o che faremo.
Le storie sono le mappe che ci hanno condotto nel luogo in cui ci troviamo e in questo senso il lavoro ci chiede spesso di riadattarci, di cambiare contesti oppure di convivere nello stesso contesto ma con lo sforzo di modificare il nostro pensiero per poterci migliorare e adattare al nuovo.
Per la nostra notte del #lavoronarrato ieri sera abbiamo messo sul tavolo parole guida segnate su post-it, parole che sono state come punti di arrivo o partenza sulla cartina dei nostri ideali, delle nostre storie personali. Continua a leggere

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Notte del Lavoro Narrato 2019 – Premessa, Promessa, Scommessa

“Raccontare il lavoro è importante perché siamo ciò che raccontiamo. Perché l’Italia che ci piace dà più valore al lavoro e meno valore ai soldi, più valore a ciò che sappiamo e sappiamo fare e meno valore a ciò che abbiamo. Perché lavoro vuol dire identità, senso di appartenenza, autonomia, possibilità.” (Vincenzo Moretti)

Dal giorno in cui ho scoperto su Twitter l’hashtag #lavoronarrato molte cose sono cambiate nella mia vita. In meglio, perché nonostante gli inerpicati intrecci a cui il trascorrere del tempo ci obbliga a far fronte, trovo che ci sia ancora molto da dire, da fare, da capire nella vita di ciascuno di noi. E quindi anche nella mia. Continua a leggere

Le cose migliori sono saporite, fanno ingrassare e scottano – Vincenzo Moretti a Bari

16 novembre, Bari, Acidicolori: una giornata particolare.
Piangere si può fare anche da soli, ma ridere bisogna farlo in due.

Parlando di Novelle Artigiane con Vincenzo Moretti non abbiamo solo riso e ricordato momenti del suo passato, ma discusso del valore del lavoro. Abbiamo affrontato l’importanza del fare bene le cose, discutendo insieme di quanta forza possiamo sprigionare quando ascoltiamo gli altri dando loro importanza, donando spazi in cui esprimerci ed essere parte di una collettività che cerca risposte di senso.
Gli incontri che viviamo hanno diverse facce, si presentano alla vista come un diamante e sono preziosi in ogni atomo: dalla fase di preparazione al momento in cui si svolge l’incontro fino al post evento, quella fase successiva che diventa ancora più bella quando non è programmata. Il momento conclusivo serve a scavare a fondo, a tirare le somme. E infatti sarebbe bello poter vivere gli eventi in maniera diffusa, portarli nelle vie della nostra vita, tra i nostri affetti e le persone decisive del nostro quotidiano.
Cerco di raccontarvi il mio percorso in Novelle Artigiane, concentrandomi sulle somme tirate e sul fondale che ho potuto esplorare insieme a Vincenzo Moretti al termine del nostro incontro in Acidicolori.
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Tastiera, mani o esseri umani? La miglior macchina che io conosca vive e respira

Racconta la tua macchina è la proposta che Vincenzo Moretti ha lanciato su Nòva24 per invitarci a raccontare il rapporto che ciascuno ha con la propria macchina di lavoro, qualunque essa sia: dal computer al trattore, dal tornio all’intelligenza artificiale, dalla scavatrice al robot.
Cosa amiamo e cosa non ci piace della macchina con cui lavoriamo? Continua a leggere

#LavoroNarrato – È tempo di fare bene le cose perché è così che si fa

Il lavoro nobilita l’uomo. L’uomo nobilita il proprio lavoro.
Questi due concetti, messi in ordine di priorità, andrebbero invertiti poiché molto spesso affidiamo tutto il potere nobilitante a un’attività che non lo è finché non siamo noi stessi a renderla nobile.

Dunque, se invertiamo la visione comune, ci rendiamo conto che è l’uomo a nobilitare il lavoro mettendo nelle proprie mani tutta l’esperienza, i sogni che si avverano, le conquiste, gli obiettivi da realizzare. L’uomo nobilita ciò che fa, per lo stesso principio secondo cui non sono gli strumenti a determinare l’esito delle nostre azioni ma il modo in cui decidiamo di usarli.
Un coltello può uccidere ma anche intagliare il legno. Il lavoro può farci sopravvivere se svolto tanto per far passare la giornata, ma solo quando il lavoro è ben fatto ci fa sentire soddisfatti di noi e degli obiettivi ai quali riusciamo ad ambire. È una questione di scelte: il modo in cui facciamo le cose determina la nostra identità.  Continua a leggere