Notte del Lavoro Narrato 2020 – Chiamata alle arti per gli artisti del lavoro ben fatto

Il 30 Aprile 2020 si svolgerà la 7° edizione della Notte del Lavoro Narrato.

Come scrive Vincenzo Moretti (che questa Notte l’ha ideata):
“La nostra Notte non è un evento, non bisogna riempire lo stadio né la palestra, si può partecipare in 10 e anche in 2.
La nostra notte è l’incontro di persone che hanno una storia di lavoro da narrare, da leggere, da cantare, da ascoltare, perciò l’importante è esserci, solo questo.”

Per l’edizione 2020, come ogni anno, la notte del lavoro narrato si svolgerà in vari luoghi e dietro iniziativa libera di chiunque voglia farlo.
Se vuoi partecipare, scrivi a Vincenzo all’indirizzo partecipa@lavorobenfatto.org.

Qui ti racconto cosa voglio realizzare quest’anno per la mia terza partecipazione alla Notte del Lavoro Narrato nella mia città, Bari.
Ti parlo della mia chiamata alle arti e del perché vorrei che tu che stai leggendo partecipassi alla “notte” barese che si svolgerà il 30 Aprile alle 18.30 da Portineria 21, un luogo che profuma di libri e di caffè con il cornetto, un luogo permeato dell’arte di far bene le cose e di reinventare il proprio lavoro e la propria vocazione. Continua a leggere

E qualcosa del Lavoro Narrato 2019 rimane tra le parole Credibilità e Gioco

Il 2020 sarà palcoscenico della settima edizione della Notte del Lavoro Narrato, una splendida iniziativa ideata da Vincenzo Moretti e di cui su Frasivolanti ho parlato spesso e volentieri. Qui potete leggere cosa ho scritto:
#LavoroNarrato – È tempo di fare bene le cose perché è così che si fa
Notte del Lavoro Narrato 2019 – Premessa, Promessa, Scommessa
“Quando ero bambino…” – Appartenenza e identità nella nostra Notte del Lavoro Narrato

Riprendo le fila del discorso che cominciai nel 2018 con la mia prima Notte del Lavoro Narrato, e ora sono impaziente di pensare a cosa realizzare per l’edizione 2020.
Nel frattempo, per farvi sapere che ci sarò anche quest’anno insieme a Vincenzo e insieme a tutti quelli che vorranno partecipare, vi racconto cosa mi resta della scorsa edizione. Continua a leggere

Fare ciò che si ama o Amare ciò che si fa?

Nei giorni scorsi un collega fresco di matrimonio ci ha donato dei vasetti colorati contenenti confetti bianchi. Piccoli ricordi del suo giorno speciale.
I vasetti erano di quattro colori diversi e ad ogni colore era associata una frase: “Ridere spesso”, “Far crescere l’amore”, “Credere nei sogni”, “Fare ciò che si ama”. Ognuno di noi ha potuto scegliere il proprio vasetto. Continua a leggere

Se la parola Leadership fa l’effetto delle unghie sulla lavagna

Quando leggo o sento parlare di leadership storco un po’ il naso, non perché non creda nel potere di una buona leadership ma perché parto dal presupposto che la maggior parte delle persone la intendano solo come una tacca in più in organigramma o come un aumento di stipendio. Si tratta di un mio punto di vista, probabilmente errato, ma la mia predisposizione a questo argomento parte sempre con il piede sbagliato.
Riappropiarci della libertà di scelta sui nostri attrezzi del mestiere e sul lavoro ben fatto è il passo imprescindibile, secondo me, per agire con coscienza. Perché si, io credo che ci voglia prima di tutto coscienza per essere un leader. Continua a leggere

Abbandona la “Sconfort zone”: il tuo lavoro ben fatto sei tu

“È la terza volta in 15 giorni che sento raccomandare agli imprenditori che per coprire certi ruoli a costo (quasi) zero basta prendersi uno stagista, un giovane laureato, uno studentello a cui dare pochi soldi, al massimo un rimborso spese. Ha tanto da imparare e così spendiamo poco.
Lo trovo inquietante: certamente un giovane ha da imparare, ma il suo tempo ed i suoi studi vanno retribuiti come meritano e non si può pensare di squalificarli a prescindere.”

Ritrovo per caso una frase scritta da mia sorella qualche tempo fa e penso al lavoro ben fatto e alla cosiddetta comfort zone di cui tanto spesso sento parlare. Continua a leggere

Michelangelo, la volta affrescata, la bellezza di una volta e noi: pesciolini rossi inconsapevoli?

La storia del pesciolino rosso e della nostra consapevolezza raccontata da Vincenzo Moretti su #lavorobenfatto mi frulla in testa da tempo. Ma come spesso accade quando si tratta di fare autocritica, ci viene da scappare o da spegnere le orecchie e il cervello.
Ci viene soprattutto voglia di non parlarne perché in fondo le nostre pratiche comuni sono, appunto, così comuni da non considerarle nemmeno sbagliate. In effetti non si tratta di errore ma di pigrizia, la pigrizia che ci spinge a non sapere, a categorizzare, a ignorare o a spingerci verso il minimo delle nostre possibilità perché è faticoso andare oltre e scavare. Mi ci metto io stessa nella scia: la velocità con cui leggo contenuti su uno schermo e con cui scrivo testi con la tastiera mi ha disabituato in molti casi alla lettura su carta e alla scrittura con penna. Mi ha disabituato alla lentezza e all’approfondimento.
Mi ritengo quindi molto al di sotto delle mie possibilità e di quello che potrei e che dovrei riuscire a fare.
E penso al passato. Continua a leggere

Persone, Corrispondenza: due parole per il nostro presente

Su #lavorobenfatto si parla di cinque parole per ricordarci di credere in un futuro e in un presente che siano la fionda per lanciare in avanti nuove opportunità. Le parole da cui Vincenzo Moretti è partito su Nòva24 sono: lavoro, persone, territorio, innovazione, internet. Tutti possiamo partecipare alla discussione e io non ho potuto certo tirarmi indietro, soprattutto dopo aver letto questa frase: “a me nessuno lo leva della testa che più siamo in tanti a pensare, a contribuire, a partecipare, con idee, approcci e punti di vista diversi, e meglio è.” 

Dunque ho proposto le mie parole per il presente (una di esse in realtà era già stata proposta da Vincenzo). Qui racconto quali sono quelle che ho scelto e come si innestano nel nostro presente, nel nostro futuro e, io credo, in tutti gli spazi e i tempi che ci è dato di occupare con le nostre vite. Continua a leggere