Persone, Corrispondenza: due parole per il nostro presente

Su #lavorobenfatto si parla di cinque parole per ricordarci di credere in un futuro e in un presente che siano la fionda per lanciare in avanti nuove opportunità. Le parole da cui Vincenzo Moretti è partito su Nòva24 sono: lavoro, persone, territorio, innovazione, internet. Tutti possiamo partecipare alla discussione e io non ho potuto certo tirarmi indietro, soprattutto dopo aver letto questa frase: “a me nessuno lo leva della testa che più siamo in tanti a pensare, a contribuire, a partecipare, con idee, approcci e punti di vista diversi, e meglio è.” 

Dunque ho proposto le mie parole per il presente (una di esse in realtà era già stata proposta da Vincenzo). Qui racconto quali sono quelle che ho scelto e come si innestano nel nostro presente, nel nostro futuro e, io credo, in tutti gli spazi e i tempi che ci è dato di occupare con le nostre vite. Continua a leggere

Annunci

“Quando ero bambino…” – Appartenenza e identità nella nostra Notte del Lavoro Narrato

Antipasto di lavoro narrato

“Quando ero bambino…”, ah quanto mi piacciono i racconti che iniziano così!
E Silverio ha iniziato proprio così a parlarci di lavoro e del legame che esiste tra le figurine dei calciatori e i passaggi di stato che attraversiamo nella nostra vita lavorativa, quando per necessità, per caso o per scelta ci troviamo a cambiare lavoro o a cambiare qualcosa del nostro lavoro. I racconti sono ciò che siamo, come dice Vincenzo Moretti quando spiega perché sia importante parlare di lavoro e in che modo la parola “lavoro” si leghi all’aggettivo “narrato”. Dunque noi siamo le nostre storie, le scelte che abbiamo fatto e quelle che non abbiamo fatto o che faremo.
Le storie sono le mappe che ci hanno condotto nel luogo in cui ci troviamo e in questo senso il lavoro ci chiede spesso di riadattarci, di cambiare contesti oppure di convivere nello stesso contesto ma con lo sforzo di modificare il nostro pensiero per poterci migliorare e adattare al nuovo.
Per la nostra notte del #lavoronarrato ieri sera abbiamo messo sul tavolo parole guida segnate su post-it, parole che sono state come punti di arrivo o partenza sulla cartina dei nostri ideali, delle nostre storie personali. Continua a leggere

Talento, Organizzazione, Contesto. Tre assi cartesiani su cui plasmare il senso del nostro lavoro

Qualche tempo fa Vincenzo Moretti ha scritto queste righe nel suo articolo Toc Toc Italia:
“Caro Diario, sono anni che rimugino sul rapporto tra talentoorganizzazione e contesto (cultura) territoriale. Come sai ripensarci su non è mai facile, ma resto dell’idea che valga la pena provarci, magari chiamando a partecipare un po’ di belle cape”.

Rileggevo il suo articolo e un grillo parlante nella testa cercava di ricordarmi tutte le storie in cui Talento, Organizzazione e Contesto sono stati così vicini da toccarsi e poi incastrarsi senza lasciare spiragli scoperti. Storie di talenti, di persone che hanno scelto di realizzare un desiderio, che hanno imboccato una strada diversa o che semplicemente hanno percorso con costanza quella tracciata.
Perché, è vero, il concetto di talento è spesso rimaneggiato in modo improprio ma in realtà non è un dono che esula dall’ordinario: è una dote da coltivare, altrimenti resta una pianta a cui non diamo acqua e che, con il tempo, marcisce perché pensiamo che sia sempreverde. Continua a leggere

Notte del Lavoro Narrato 2019 – Premessa, Promessa, Scommessa

“Raccontare il lavoro è importante perché siamo ciò che raccontiamo. Perché l’Italia che ci piace dà più valore al lavoro e meno valore ai soldi, più valore a ciò che sappiamo e sappiamo fare e meno valore a ciò che abbiamo. Perché lavoro vuol dire identità, senso di appartenenza, autonomia, possibilità.” (Vincenzo Moretti)

Dal giorno in cui ho scoperto su Twitter l’hashtag #lavoronarrato molte cose sono cambiate nella mia vita. In meglio, perché nonostante gli inerpicati intrecci a cui il trascorrere del tempo ci obbliga a far fronte, trovo che ci sia ancora molto da dire, da fare, da capire nella vita di ciascuno di noi. E quindi anche nella mia. Continua a leggere

Il miraggio della tecnologia consapevole

Sul nostro rapporto con la tecnologia e su quel che ci attende di qui a qualche anno Vincenzo Moretti, nel suo blog #lavorobenfatto, ha posto un interrogativo difficile che ha spiegato nell’articolo 2984.
Vincenzo scrive: “So che solo un sano e consapevole utilizzo delle tecnologie ci può salvare dal grande fratello, so anche che non è questione di disintossicarsi, per me quello non basta, per me si tratta di ridefinire il paradigma tra l’uomo e la tecnologia e di rimettere al centro l’uomo e la sua capacità di pensare. Detto questo, non ho idea di come fare e, cosa per me ancora più grave, comincio a dubitare anche del perché farlo.”

In due abbiamo partecipato a questa discussione che, ne sono certa, meriterebbe tutta la nostra attenzione. Se non altro per cercare di comprendere quale futuro ci attende e quale rapporto abbiamo o intendiamo sviluppare con la tecnologia, variabile costante nelle nostre vite.
Ho provato a ragionarci su e questo e ciò che ne è venuto fuori. Continua a leggere

Generosità, Consiglio, Delega, Merito: il Dizionario del #lavorobenfatto

Il dizionario del #lavorobenfatto creato da Vincenzo Moretti è un contenitore condiviso e aperto a chiunque voglia contribuire ad arricchirlo di esperienze e vocaboli che descrivano il lavoro fatto bene. Ringrazio Vincenzo per gli stimoli che ci fornisce e che ci invitano a confrontarci e a cercare un senso comune nel significato che attribuiamo al lavoro e alla scelta del modo in cui svolgerlo.

Per partecipare e aggiungere termini al dizionario basta scrivere a partecipa@lavorobenfatto.org.

Quelli qui di seguito sono i vocaboli che ho scelto di inserire nel dizionario per raccontare cosa significhi per me lavorare bene, al meglio delle mie possibilità, nel rispetto di un’etica personale e professionale che riesca a tradursi nel riconoscimento dei meriti altrui e in un costante desiderio di imparare a migliorarmi e ad accettare i miei errori. Continua a leggere

La dignità del lavoro tra le parole di Primo Levi e nelle mani del muratore che gli salvò la vita

Cosa hanno in comune Primo Levi e il lavoro ben fatto?
Ad Aprile 2017 sul blog #lavorobenfatto fu lanciato un amo interessante. Vincenzo Moretti riportò questo virgolettato di Tiziano Arrigoni: «Stavo leggendo l’intervista di Primo Levi a Philip Roth del 1986, un passo che non ricordavo mi ha colpito […]: “Ad Auschwitz ho notato spesso un fenomeno curioso: il bisogno del lavoro ben fatto è talmente radicato da spingere a far bene anche il lavoro imposto, schiavistico. Il muratore italiano che mi ha salvato la vita, portandomi cibo di nascosto per sei mesi, detestava i tedeschi, il loro cibo, la loro lingua, la loro guerra; ma quando lo mettevano a tirar su muri, li faceva dritti e solidi, non per obbedienza ma per dignità professionale”. […] Può esistere un lavoro ben fatto senza la dignità del lavoro, in questo caso in uno stato di schiavitù?». Continua a leggere