Prendi in mano i tuoi pezzi e fanne una persona. Libertà e speranza nel discorso di una giovane donna

“Mangia ché devi essere mangiato” diceva nonna. Vivi ché non c’è nessun altro che possa vivere la tua vita al posto tuo – ho capito oggi parlando con Enrica Moccia, giovane studentessa del mio ex liceo che questa mattina mi ha invitata a partecipare ad un incontro a scuola dedicato al libro “Il partigiano ritrovato” di Pasquale Martino.

Il libro ricostruisce la vita di Giuseppe Zannini, classe 1917, bancario barese, antifascista cattolico catturato a Bologna, internato a Mauthausen e morto nel lager nazista. Zannini è stato studente del Liceo Scientifico Arcangelo Scacchi di Bari e il professor Pasquale Martino si è imbattuto casualmente nella documentazione riguardante la vita di Zannini quasi per un curioso effetto serendipity: Martino stava infatti conducendo ricerche presso l’Archivio di Stato a Bari ma le ricerche in questione riguardavano altre vicende storiche. Come sostengo spesso, le cose migliori a volte accadono per caso.

Enrica ha letto il libro ed è stata colta da quella vivace curiosità intellettuale che oggi dobbiamo sperare sia il motore delle generazioni che ricostruiranno il futuro dalle macerie di un presente che ci è stato consegnato in cattive condizioni. Continua a leggere

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La danza delle parole

Oggi ho rivisto Fred Astaire in televisione, evento che non accadeva da tempo. Mi sono subito ricordata della sua compagna storica Ginger Rogers e di quella volta in cui Luisa Carrada, parlando di titoli che funzionano, ne nominò uno di Annamaria Testa che diceva “Capire i testi: quando lo facciamo, siamo tutti Ginger Rogers”.
Quando vedi la bellezza in un movimento, guardarlo costa poca fatica. Anche leggere qualcosa di bello non costa troppa fatica, le parole scorrono veloci sotto gli occhi come quando si scrive di getto in un momento di ispirazione. Dietro quel risultato, però, c’è una strada percorsa all’indietro sui tacchi alti. Continua a leggere

Ognuno porta in ciò che fa qualcosa di sé – Intervista alla redazione di Skakkinostri

Skakkinostri è il giornale studentesco del Liceo Scientifico Scacchi di Bari, che un po’ di anni fa è stata la mia scuola. Sono tornata tra i banchi del mio passato per conoscere la redazione e capire come si realizza oggi un giornale studentesco e come sia vissuto dagli studenti.

Compiendo un viaggio nel tempo dal 2002 al 2018 abbiamo cercato di capire cosa è cambiato rispetto al passato e cosa i ragazzi stanno costruendo per il loro presente da studenti e per il futuro.
Questa è l’intervista alla redazione 2018 di Skakkinostri.  Continua a leggere

Skakkinostri: il giornale studentesco sopravvive in tempi iperconnessi

Entrare nel proprio liceo a distanza di 13 anni dal diploma è come entrare nella macchina del tempo. I corridoi che ti sembravano enormi ora ti appaiono meno lunghi, le scale piccole, il cortile minuscolo.
I ragazzi che ci trovi dentro non erano ancora nati quando tu percorrevi quei corridoi.
Rientrare nel passato però non è solo un tuffo in un tempo lontano che non appartiene più a te, ma è come svegliarsi da un sogno e rendersi conto che attorno a te e nei tuoi luoghi la vita scorre, cambia, prosegue il suo corso.
Il giornalino studentesco Skakkinostri ha attraversato il tempo: dal 2002 ad oggi resiste nella forma e nella sostanza tenuto a galla dalle parole degli studenti. Continua a leggere

Enter e Backspace: la storia dei miei tasti deboli

Se ti capita di accarezzare la tastiera QWERTY che utilizzi per scrivere, lavorare, comunicare, saprai renderti conto di quanto alcuni tasti siano più molli e sensibili di altri. Soprattutto se si tratta di una tastiera con una lunga vita alle spalle e reduce da una digitazione forsennata, alcuni suoi punti saranno più consumati.

Non ci fai caso finché digiti in fretta, presa da quel che hai da scrivere e che sembra avere la priorità su tutto. Il fiume in piena delle parole scorre veloce e non c’è tempo per pensare alla percezione dei tasti sotto le dita.
Dal cervello al foglio, in una fuga incessante, le parole sgorgano e si posano sul bianco pallido che prima accecava e che ora è stato riempito d’inchiostro e parole, di frasi corte e lunghe, di periodi ipotetici e domande, di virgole e punti.
I tasti sono il tramite, traghettano i pensieri dal di dentro al di fuori. Non fai caso alla loro consistenza, per te contano meno dei pensieri e ti accorgi che sono reali e li puoi toccare solo se inavvertitamente li sfiori, solo se tocchi la tastiera mentre parli al telefono o ti soffermi su una pagliuzza di polvere che vuoi buttar via. Continua a leggere

Novelle Artigiane: il lavoro è un viaggio alla scoperta di noi stessi. L’autore il 16 novembre a Bari

Cosa ti fa restare sveglio di notte? Chi soffre d’insonnia potrebbe rispondere “l’impossibilità di addormentarmi”. Chi ha problemi di digestione invece potrebbe dire “ciò che mi impedisce di dormire è l’acidità dovuta alla cena che mi è rimasta sullo stomaco”.
Ma esiste anche una risposta diversa a questa domanda. E la risposta diversa è declinabile con il termine Passione, che poi è indiscutibilmente legata alla parola Lavoro e alle gemelle Impegno e Ricerca. Ma non è solo questo lo spirito vitale da extrasistole che a volte ci impedisce di chiudere occhio.
La volontà di rinunciare al sonno per continuare a scrivere, a leggere, a preparare qualcosa di importante può dipendere dall’avvicinarsi di un evento o di un passaggio decisivo della nostra vita. Per me quello spirito di abnegazione da scarso sonno è incarnato nella scrittura, per un’altra persona potrebbe essere racchiuso nella preparazione del ragù della domenica, per qualcun altro nella lettura di un libro da cui non riesce a schiodarsi, per altri nella realizzazione di una sedia o di un mobile.

Il libro Novelle Artigiane arriva a Bari il 16 novembre con il suo autore Vincenzo Moretti, che ci parlerà dei volti del lavoro racchiusi nel suo racconto. Questa per me, da un po’ di settimane, rappresenta una delle risposte alla domanda: cosa ti fa restare sveglio di notte?  Continua a leggere

Quando la rabbia ti salva e scrivi la prima strofa della tua My Way

Quello che non ho è di farla franca
quello che non ho è quel che non mi manca

Allontanarsi dagli altri ma anche da se stessi, guardarsi con distacco, sperimentare un punto di vista diverso. Può essere difficile ma è uno sforzo ripagato.

Io sto bene quando sto lontano da me

All’inizio ci si può allontanare con amarezza da sé e dagli altri, quasi come se il distacco fosse un fallimento o l’ammissione di un errore che abbiamo commesso. Dopo questa fase, però, allontanarsi diventa terapeutico.  Continua a leggere