Tutti abbiamo bisogno di una mano che ci stringa. Tutti abbiamo paura.

Ci abituiamo a pensare che al nostro vicino non importi nulla di noi. Ma non sempre questo è vero.
Se hai paura degli aerei e, mentre sei in volo, ti guardi attorno impaurita, prima o poi incrocerai lo sguardo di qualcuno che cerca di calmarti.
Questo avviene soprattutto se l’aereo è pieno. Più difficile che avvenga se attorno a te ci sono posti vuoti: in quei casi, per la legge dei grandi numeri, i passeggeri ignorano le tue paturnie per dedicarsi ad altre attività tipo dormire, leggere, ascoltare musica.
E come biasimarli!

A chi non ha paura di volare queste riflessioni da paurosa cronica faranno sorridere, eppure la paura non è un sentimento che riguarda solo alcuni tra noi e non attiene solo agli aerei. Continua a leggere

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Siamo leve vulnerabili, ma pur sempre leve

Il testo “Siamo vulnerabili”, scritto da Vincenzo Risi, è apparso su Nòva all’interno del blog di Vincenzo Moretti #lavorobenfatto.

Quando si parla di lavoro e di futuro Vincenzo Moretti è sempre lì in ascolto e quindi, come spesso accade, anche su questo tema ha dato ampio spazio alle considerazioni dei lettori. Ne è nato uno scambio collettivo di pareri e visioni sulle presunte colpe dei nostri genitori, su una società spesso rea di non fornire ai giovani gli strumenti per farsi valere ed esprimere le proprie potenzialità, sul futuro che ci attende.
Questo incontro di idee ha suscitato anche in me sentimenti e riflessioni che si sono propagati nel corso dei giorni.
Ecco il mio contributo a quella bellissima riflessione collettiva su una generazione vulnerabile (o forse soltanto molto impaurita).  Continua a leggere

Tastiera, mani o esseri umani? La miglior macchina che io conosca vive e respira

Racconta la tua macchina è la proposta che Vincenzo Moretti ha lanciato su Nòva24 per invitarci a raccontare il rapporto che ciascuno ha con la propria macchina di lavoro, qualunque essa sia: dal computer al trattore, dal tornio all’intelligenza artificiale, dalla scavatrice al robot.
Cosa amiamo e cosa non ci piace della macchina con cui lavoriamo? Continua a leggere

Padre: il fischio di un treno che parte, le rime di una canzone

Ho conosciuto un padre.
Sorriso che si allarga generoso come una brioche aperta tra le mani, battuta sempre pronta ad esser tirata fuori dalle pieghe della tasca, animo buono e senza vanto come la luce che irrora le stanze nelle mattine di luglio inoltrato.
Le spalle curve sono ereditate dal passato, gli occhi vispi si avvinghiano al futuro perché vogliono una nuova strada da lastricare.

Se provo a pensare a un padre, penso a lui: il suo sguardo accogliente e familiare è la prima immagine che adesso si materializza se chiudo gli occhi.
Un padre come tanti, non il mio ma in qualche modo anche il mio. Continua a leggere

La scrittura scava in te come un coltello. Impiega mesi e sopravvive al tempo

Chi vuole scrivere impari prima a leggere.

Leggere tra le righe, leggere nei moti perpetui della mano e del cuore. Andare oltre.
Saper leggere (e scrivere) non vuol dire arrivare all’ultima pagina di un romanzo o ricordarne a memoria ogni parola o capitolo. Leggere per me vuol dire saper guardare.
E questo non lo penso solo perché sono una di quelle persone che preferiscono scrivere e accumulano libri che poi impiegano anni a leggere.

Ho avuto il mio incontro folgorante con la scrittura quando ero molto piccola.
La scrittura è una nobile arte ed è per tutti, il che non significa che tutti la sappiano adoperare ma vuol dire che tutti ci possono provare e sperimentare l’istinto di mettere se stessi su un foglio spulciando in ogni increspatura della propria essenza le parole perse e quelle ritrovate.  Continua a leggere

Il mio #PlayCopy 2018

Un workshop, una lezione, un corso, una formazione in pillole sul copywriting da seguire anche seduta a casa in ciabatte.
Play Copy 2018 è stato tutto questo per me. Una giornata in cui imparare e di cui conservare un piacevole ricordo, gli appunti, le slide, i video, gli screenshot della diretta streaming.

L’immagine del copy con le fattezze di uno spaventapasseri, bianco in volto e ricurvo, accecante per il suo pallore tipico da foglio bianco, è la metafora con cui Valentina Falcinelli ha aperto l’appuntamento di quest’anno con copywriters e cultori della scrittura.
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All’amico che non ho ancora conosciuto

I fianchi pesanti sembra stiano trasportando enormi massi, il petto è gonfio ma non sai di cosa. Fai fatica a reggere il groviglio che ti si appoggia sul cuore e la gola si è trasformata in una matassa avviluppata su se stessa.
Nulla di strano o innaturale, è solo la vita che si dispiega. La vita che si mostra nella sua infame e brutale bellezza, scomoda da accettare, dura da digerire, impossibile da comprendere ma allo stesso tempo dolce, conciliante, comprensiva, emolliente. Continua a leggere