Non possiamo giudicare il passato con gli occhi del presente. Alberto Angela a Bari

È entrato porgendo il suo baciamano alla direttrice artistica del festival “Il libro possibile” Alberto Angela, ospite questa mattina del Teatro Petruzzelli di Bari per una lectio magistralis su Cleopatra.

Un baciamano di quelli che si vedono di rado e che provengono quasi sempre da persone un po’ in avanti con l’età. Non me ne vorrà, spero, Alberto Angela per questa puntualizzazione ma non intendo affatto dire che abbia “una certa”: tutto il contrario. Intendo dire che ha conservato uno stile, un garbo, una gentilezza e un’umanità tipiche di chi ha ricevuto e custodito un’educazione oggi spesso considerata superflua o antiquata. Le sue caratteristiche umane emergono con naturalezza dalle prime parole di saluto e ne fanno un “personaggio popolare” fuori dagli schemi del divo. Continua a leggere

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Quello che imparo è sempre di più di ciò che riesco a insegnare – Intervista a Vincenzo Moretti

Vincenzo Moretti è tante persone in una: sociologo, narratore, scrittore, blogger.
Vincenzo Moretti, oltre ad essere tutte queste cose, è un amico, ma uno di quelli che la vita ti pone sulla strada senza costrizioni e senza fini se non per il piacere dello scambio, della scoperta reciproca, di una conoscenza che porti valore alla vita. Quella stessa vita che, senza il nostro valore umano, davvero non avrebbe alcun senso.
Su Frasivolanti ho scritto tanto di Vincenzo: ho partecipato alla sua notte del lavoro narrato 2018, ho raccontato la presentazione del suo libro a Bari, ho raccolto le emozioni del fine settimana passato insieme tra i vicoli antichi della mia città e i ricordi del baccalà fritto, ho scavato nelle suggestioni provocate dal gesto di regalare il suo libro alle persone care.
Ho pensato quindi che i tempi fossero maturi anche per un’intervista, con domande e risposte che si susseguono concatenandosi alle nostre esperienze passate e a quelle vissute insieme negli ultimi mesi.  Continua a leggere

La paternità delle idee

Una persona una volta mi disse “una buona idea non viene quasi mai ignorata: viene riposta in un cassetto facendo finta che sia stata ignorata. Al momento opportuno qualcuno la tirerà fuori dal cassetto attribuendosene la paternità”.

Quanto conta attribuire la paternità delle buone idee al loro autore? Molto, ma penso non valga la pena lottare troppo per il riconoscimento della propria paternità. Se hai avuto una buona idea, te ne verranno in mente altre. E forse saranno anche migliori delle precedenti. Continua a leggere

Ognuno porta in ciò che fa qualcosa di sé – Intervista alla redazione di Skakkinostri

Skakkinostri è il giornale studentesco del Liceo Scientifico Scacchi di Bari, che un po’ di anni fa è stata la mia scuola. Sono tornata tra i banchi del mio passato per conoscere la redazione e capire come si realizza oggi un giornale studentesco e come sia vissuto dagli studenti.

Compiendo un viaggio nel tempo dal 2002 al 2018 abbiamo cercato di capire cosa è cambiato rispetto al passato e cosa i ragazzi stanno costruendo per il loro presente da studenti e per il futuro.
Questa è l’intervista alla redazione 2018 di Skakkinostri.  Continua a leggere

Skakkinostri: il giornale studentesco sopravvive in tempi iperconnessi

Entrare nel proprio liceo a distanza di 13 anni dal diploma è come entrare nella macchina del tempo. I corridoi che ti sembravano enormi ora ti appaiono meno lunghi, le scale piccole, il cortile minuscolo.
I ragazzi che ci trovi dentro non erano ancora nati quando tu percorrevi quei corridoi.
Rientrare nel passato però non è solo un tuffo in un tempo lontano che non appartiene più a te, ma è come svegliarsi da un sogno e rendersi conto che attorno a te e nei tuoi luoghi la vita scorre, cambia, prosegue il suo corso.
Il giornalino studentesco Skakkinostri ha attraversato il tempo: dal 2002 ad oggi resiste nella forma e nella sostanza tenuto a galla dalle parole degli studenti. Continua a leggere

Un pacco di farina, un pacco di zucchero

Ogni Natale mia nonna manteneva saldo quello che io reputavo uno strano rito: regalare a mia madre un pacco di farina e un pacco di zucchero. Racchiusi insieme in incarti di fortuna, legati con nastrini colorati che la nonna conservava come qualsiasi altro oggetto che le sembrasse utile: cioè tutti. Scatoline di cartone, vasetti vuoti di yogurt, buste di varie dimensioni, elastici, lembi di cotone, bottoni di ogni forma e colore. Continua a leggere

Quando il manager chiede consigli allo stagista, Socrate da qualche parte esulta

Non sono passati molti anni. Era il 2012.

Sgambettavo nei corridoi di una grande azienda in cui stavo svolgendo uno dei miei primi tirocini nell’ufficio Risorse Umane: in particolare mi trovavo nel dipartimento deputato alla selezione e alle trasferte dei dipendenti in altre sedi del Gruppo.

Archiviavo documenti, catalogavo faldoni, mettevo ordine in vecchie librerie piene di materiale impolverato, facevo fotocopie, inserivo questionari in database, assistevo ai colloqui di selezione. In effetti tra piccole mansioni d’ufficio e attività di back-office, è fuori di dubbio che fossi molto più attratta dai colloqui con i candidati. Ero affascinata dal processo in sé, seppur molto standardizzato e sempre fedele allo schema.
Lo schema era fondamentale, uno script imprescindibile a cui l’azienda si atteneva. Ma la variabile erano le persone.  

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