La scoperta della Puglia: gioiello incastrato tra luoghi comuni, hashtag vacanzieri e burrate

Da troppo tempo vedo la Puglia rappresentata come un’affissione pubblicitaria, come un cartello appeso ai muri per strada, come un’immagine appiccicata sugli autobus.
Da troppo tempo vedo la Puglia abbarbicata a questo suo dover essere fascinosa e meta ambita, attaccata alla sua immagine da vetrina scintillante e copertina patinata.
Una regione con cui spesso vogliamo far notizia solo attraverso le foto di buoni piatti senza capire la tradizione, oltre che la storia, e senza ascoltare i racconti di chi quelle ricette le ha cucinate per anni lontano da scatti zeppi di hashtag da cartolina balneare.
Se hai il mare e il sole, hai tutto – dicono certi. Ma non sarei così sicura che questo connubio di amabili sensi basti per capire un territorio ed esserne cittadini consapevoli e intelligenti.
La mia Puglia è il luogo che ho lasciato e ripreso, con tristezza quando andavo via e con rammarico, talvolta, quando la guardo da troppo vicino.
Una terra con cui ho un rapporto di amore/odio perché spesso mi chiedo cosa poter fare, e mi rendo conto che siamo una minoranza a chiederci cosa fare di buono anziché limitarci a usufruire del volto godereccio.
La Puglia è una terra di cui amo l’architettura, la storia, la cultura tramandata dal passato, ma di cui spesso detesto la cattiva politica, la scarsa educazione civica, e di cui a volte sono arrivata a detestare gli abitanti.

Perché vi parlo della Puglia?
Ho avuto l’opportunità di fermarmi a riflettere sulla mia regione grazie a Tiziano Arrigoni che, per il suo libro dedicato al viaggio umano e letterario di Luciano Bianciardi, mi ha chiesto di essere parte del racconto con un breve testo sulla mia terra di origine.
Una buona occasione per parlare di stereotipi, dei passi indietro fatti e di quelli in avanti che potremmo fare.
Ho parlato della tendenza di trattare i luoghi come fossero un fenomeno da estivo baraccone, e ne ho scritto perché mi sento lontana dal campanilismo della focaccia consumata con la birra “sudata” (ghiacciata) sul bagnasciuga il 24 Dicembre in occasione della vigilia di Natale. Nel giorno, cioè, si consuma uno dei tanti riti della mia città: un’orda di persone si riversa in strada per il consueto “struscio” (o per l’aperitivo pre-cena) con lo scopo di “farsi vedere in giro” o di fare gli auguri a quel conoscente che non sopporta.

Nel libro di Tiziano ho scritto della scoperta del sud partendo da un episodio della seconda guerra mondiale vissuto da Luciano Bianciardi. Ed è stata un’occasione interessante per osservare (spero con lucidità) il mio rapporto con il sud, e in particolare con la mia città (Bari) e la mia regione.
Vi invito a leggere il libro di Tiziano Arrigoni perché è un viaggio molto interessante, ricco di storia, di tratti e narrazioni della vita e delle idee di Bianciardi. Un libro fatto di voci diverse, di luoghi che si incrociano, di un passato che ci insegna a osservare il presente. Un libro ricco anche di riferimenti bibliografici e link a video, canzoni, film che evocano i luoghi di Bianciardi e l’Italia del boom economico.

Il mio contributo per il libro, come vi raccontavo, riguarda la Puglia. 
Riporto qui alcuni brevi passaggi di questo intervento. Se siete curiosi, mi farebbe piacere che leggeste il resto nel libro La dinamite nella valigia. Viaggio nell’Italia di Luciano Bianciardi


“Caro Tiziano, tu ti chiedi cosa potesse significare la scoperta del sud per i giovani nati negli anni venti e cosa significhi la scoperta della Puglia oggi, al di là di facili riferimenti a quel volto turistico ormai così di moda e anche così saturo.

Ti rispondo dicendo che gli stereotipi, oggi come qualche decennio fa, sono naturalmente difficili da scardinare in ogni epoca. […]
I luoghi ci appartengono in quanto contenitori di storie umane, ma anche di paesaggi e bellezze naturalistiche, di tradizioni culinarie e di nenie tramandate dai nonni. […]

La Puglia per me è il luogo delle possibilità che non fa fatica a diventare realtà, perché se è vero che abbiamo risorse sprecate o menti che emigrano, è pur vero che tante altre menti riescono a dare qui massima espressione della propria creatività e competenza. Nascono realtà industriali, nascono artisti che godono di un ambiente capace di ispirare in modi che sembrano impensabili. Considerati impensabili solo perché ci convinciamo che le vere svolte nella vita si possano ottenere altrove dal luogo in cui siamo, ovunque si trovi questo altrove.
Eppure ogni altrove si somiglia, perché le storture e le brutture di chi sfrutta persone e territorio per i propri scopi ci saranno sempre e in ogni luogo. […]

Scoprire la Puglia allora cosa vuol dire oggi? Vuol dire abitarla, capirla, provare a migliorarla con i mezzi che si hanno. […] Significa decidere di raccontarla, fuori dagli schemi del racconto di abbandono/ritorno, di vacanza, di burrate, cime di rape e ricette tipiche. Raccontare è prima di tutto partire da sé, chiedersi: questo luogo cosa rappresenta per me? Corrisponde a me? Mi somiglia? Cosa faccio per il mio posto? Come lo descrivo agli altri? Come si lega a me e alla mia storia futura?

Alla fine di ogni grande discorso sulla rivalutazione del sud, dovremmo eliminare quel prefisso “ri”. […]”


Bellezza o finzione?
Involucro o contenuto?
Luogo reale o cartolina filtrata da posizionare in vetrina per credersi migliori?
Difficile capire cosa scegliere perché siamo umani, e gli umani spesso sbagliano e a volte non sanno nemmeno chi sono e quale luogo abitano.

Per fortuna, come dice Tiziano Arrigoni, “i luoghi parlano” e ciò che possiamo fare è ascoltarli.

In questo video, girato da mia sorella durante la presentazione del libro di Tiziano a Bari, c’è un piccolo estratto del pomeriggio passato insieme presso Portineria 21.

[Se necessario, copia e incolla questo link nel browser per visualizzare il video: https://youtu.be/qhyOeSpBeVY%5D

 

Laura Ressa

Licenza Creative Commons
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Copertina: Photo by Antonia Lombardi on Unsplash

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