Generosità, Consiglio, Delega, Merito: il Dizionario del #lavorobenfatto

Il dizionario del #lavorobenfatto creato da Vincenzo Moretti è un contenitore condiviso e aperto a chiunque voglia contribuire ad arricchirlo di esperienze e vocaboli che descrivano il lavoro fatto bene. Ringrazio Vincenzo per gli stimoli che ci fornisce e che ci invitano a confrontarci e a cercare un senso comune nel significato che attribuiamo al lavoro e alla scelta del modo in cui svolgerlo.

Per partecipare e aggiungere termini al dizionario basta scrivere a partecipa@lavorobenfatto.org.

Quelli qui di seguito sono i vocaboli che ho scelto di inserire nel dizionario per raccontare cosa significhi per me lavorare bene, al meglio delle mie possibilità, nel rispetto di un’etica personale e professionale che riesca a tradursi nel riconoscimento dei meriti altrui e in un costante desiderio di imparare a migliorarmi e ad accettare i miei errori.

Generosità

Un lavoro ben fatto è un lavoro generoso, che si presta ad essere tramandato e che non è proprietà privata di pochi fortunati. La generosità di un lavoro ben fatto per me è la disponibilità delle persone a trasferire le proprie conoscenze, le competenze, i trucchi del mestiere, gli accorgimenti per far meglio. Generosità è anche voglia di tramandare la storia di un’azienda o la storia professionale di una persona, crescere insieme ricordando il passato affinché esso sia maestro fondamentale per il futuro. Perché dal passato c’è sempre da imparare: la generosità sta però nel rendere il passato disponibile, fruibile, sta nel raccontarlo senza troppi timori. Essere generosi vuol dire rendere partecipe del passato anche chi sta vivendo il presente di un’azienda o di un contesto lavorativo. Qui entra in gioco il concetto di tradizione, di qualcosa che si trasforma e si tramanda nel tempo come le nenie delle nostre nonne o i proverbi di un tempo. La generosità sul lavoro è una vecchia filastrocca che attraversa il tempo e giunge a tutti come fosse un bene collettivo, come fosse un bene di chi verrà dopo, uno scrigno da custodire. La generosità deve entrare nel nostro DNA lavorativo se non vogliamo che quel che siamo, le nostre scoperte e la nostra storia vengano portati via dal vento senza che nessuno li conosca. Dovremmo sentirci tutti divulgatori di storie, di conoscenze, di consapevolezze acquisite col tempo e che diventano doni preziosi.

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Photo by Bonnie Kittle on Unsplash

 

Consiglio

Dalla generosità derivano i consigli. Se sei generoso sul lavoro, sai anche dare consigli agli altri al momento giusto e nelle giuste modalità. La notte porta consiglio, recita il proverbio. Per me anche il lavoro porta consiglio perché ti permette di piantare un germoglio che nel tempo diventa pianta e poi albero. L’albero serve a nutrire e a diffondere ossigeno a chi lo circonda: ecco dunque che un lavoro fatto bene è quello che sa essere pianta e poi albero. Un lavoro ben fatto si nutre di consigli, di frasi dette senza paura di lasciar andar via con esse una parte di noi. In effetti se diamo consigli avviene tutto il contrario: non perdiamo nulla, anzi propaghiamo una parte di noi che potrà espandersi ed estendersi all’infinito. Sarebbe quasi un trapianto di idee: qualcosa di noi che certamente sopravviverà al tempo.

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Photo by Nazym Jumadilova on Unsplash

 

Delega

Fare un buon lavoro significa saper delegare, saper mollare la presa, cambiare e modificare le proprie attività con il tempo a seconda delle proprie capacità e dei tempi che cambiano e che devono necessariamente lasciare il passo a chi verrà dopo di noi. Lasciare il passo agli altri è un atto di generosità anche verso noi stessi perché un lavoro è ben fatto finché abbiamo le forze e la testa per farlo come si deve. Se invece questi requisiti mancano, è meglio istruire qualcun altro e tirare i remi in barca osservando la rotta degli altri con il piglio del capitano navigato e soddisfatto. Delegare non è difficile: basta essere abbastanza lucidi da accorgersi in tempo quando è arrivato il momento di farlo. Ma non delega soltanto chi è al termine della propria vita lavorativa. In un contesto in cui non è dato sapere quando potremo tirare i nostri remi in barca, conta delegare in corso d’opera e soprattutto avere fiducia negli altri. La fiducia è la discriminante per sapere quando e come delegare. Dunque se hai fiducia, puoi delegare. E la fiducia non è una chimera come a volte ci vogliono far credere quando dicono “tanto nessuno fa le cose come le faccio io”. Delegare è l’atto supremo del vero maestro, soprattutto di quello che sa rendersi conto quando qualcuno fa le cose meglio di lui o quando qualcuno ha bisogno di crescere attraverso la delega.

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Photo by Gaelle Marcel on Unsplash

 

Merito (Riconoscere il)

Riconoscere i meriti, che grande fatica ma che grande meraviglia! Riconoscere i meriti degli altri è forse uno degli atti più nobili e alti del lavoro ben fatto. Dire “bravo, hai fatto un buon lavoro!” può costare immensa fatica ma il merito va riconosciuto sempre, senza eccessive pacche sulla spalla ma con un apprezzamento che sappia farsi sentire in ogni contesto: a volte in sordina, a volte con un tono più deciso. Penso al rapporto tra colleghi di pari livello che non esitano ad elogiarsi a vicenda, anche di fronte ad altri. Penso soprattutto ai manager, ai dirigenti, a chi gestisce gruppi di lavoro. Il merito non cresce soltanto da sé, ci sono persone che hanno infinite capacità ma che le impostano al minimo potenziale perché non sentono di valere abbastanza o non percepiscono l’utilità del proprio lavoro perché nessuno gli dice mai quanto sia importante. E allora riconoscere i meriti “è bello, è giusto e conviene”. Conviene perché chi sente di valere lavora meglio e di più, è bello perché dà senso e valore a ciò che un uomo produce. Non siamo automi, non siamo lavoratori con il pilota automatico inserito, siamo persone. E le persone per lavorare meglio hanno bisogno di dare senso e utilità a quel che fanno. Riconoscere i meriti non vuol dire alimentare l’ego di qualcuno ma essere coscienti del lavoro e del valore altrui, vuol dire essere giusti, lungimiranti, intelligenti. Non farlo significa invece avere paura che gli altri ci rubino la scena. E se abbiamo paura che gli altri ci rubino la scena, forse dovremmo rivedere la percezione che abbiamo delle nostre capacità e le nostre convinzioni sul lavoro.

Riconoscere i meriti è un valore enorme. Mettere in evidenza le capacità altrui di fronte a colleghi e superiori, nei tempi e nei modi idonei, è frutto di consapevolezza e di grande maturità professionale. Chi sa farlo rappresenta per me il massimo esempio a cui si possa aspirare.

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Photo by Andrey Larin on Unsplash

 

 

Laura Ressa

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Copertina: Photo by Andrey Larin on Unsplash

 

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