Non pretendiamo che le cose cambino se continuiamo a farle nello stesso modo – Intervista a Fabio Dell’Olio

“Mi sono messo davanti a uno specchio, come diceva Socrate, e ti ho risposto. Spero che si intuisca che ci ho messo molto cuore.” – con queste parole il protagonista dell’intervista che segue ha definito il lavoro fatto su di sé.

Comunicazione, paure, potere ed efficacia dei messaggi che trasmettiamo agli altri: ho messo insieme queste curiosità e le ho rilanciate a Fabio Dell’Olio, giornalista, esperto in Pubbliche Relazioni e Ufficio Stampa. Un professionista attento che in queste righe si è rivelato essere una persona profondamente densa.
Ho letto con voracità ciò che ha scritto. Le parole sono un potente mezzo per comunicare ciò che si è, quasi al pari degli occhi o delle azioni, e Fabio ha incanalato le sue parole nella direzione che mi auspicavo ma anche in direzioni inaspettate.

Il dono che la comunicazione ci fa, del resto, è tutto qui: moltiplicare le visioni, amplificare il nostro sguardo, trasmettere messaggi, lasciare che le parole siano libere di viaggiare in qualsiasi direzione, far diventare noi stessi un mezzo utile affinché le parole transitino verso occhi, menti, cuori aperti ad accoglierle.


1) “Non pretendiamo che le cose cambino se continuiamo a farle nello stesso modo” è la citazione che fa bella mostra di sé sul tuo sito web, posizionata a fondo pagina forse proprio per essere cercata.
La frase appartiene ad Albert Einstein e forse rispecchia anche il tuo pensiero in fatto di impegno verso il cambiamento. Fare le cose sempre allo stesso modo non porta benefici nella vita: c’è sempre una modalità da imparare, uno stimolo che ci spinga a sperimentare. Ciò accade anche sul lavoro, nonostante in alcuni ambienti ci si abitui spesso a fare spallucce e a dire “abbiamo sempre fatto così.”
Questo paradigma forse sta cambiando: secondo te le aziende hanno voglia di agire in maniera diversa? Cos’è per te il cambiamento? Lo hai sperimentato nel tuo lavoro? Chi ti ha ispirato a coltivare la spinta al cambiamento? 

IMG_20180116_152425

Fabio Dell’Olio

< Personalmente mi ritengo un eterno insoddisfatto, ma allo stesso tempo un inguaribile ottimista. Non ho mai accettato alcuna forma di “harakiri” professionale o di subdola rassegnazione, e in questi anni ho tentato di trasmettere questa stessa tensione morale all’emancipazione anche ai miei partner e alle aziende con cui lavoro. Convincerle che spesso i NO aiutano a crescere più dei SÌ.
Ovviamente dire dei no alle aziende per cui lavori è un privilegio che mi sono conquistato in tanti anni di esperienza, di sacrifici e ripagando la fiducia ottenuta coi risultati raggiunti. E comporta una libertà pazzesca, un senso profondissimo di dignità, ma anche un atto d’amore per sé e per il management. Per questo ho sempre cercato e incoraggiato il cambiamento nei luoghi dove ho lavorato, favorendo la creazione di reti tra aziende e persone (come è accaduto in Murgia Valley), di talenti e risorse, convinto che il vero cambiamento sia soggettivo e inizi dal nostro approccio quotidiano alla vita, al lavoro, al tempo libero.
Il cambiamento nasce da un’inquietudine interiore costante verso la novità, lo studio, la sperimentazione, che oggi la scuola, l’università e le aziende dovrebbero accelerare, anziché anestetizzare o arrestare.
La mia storia personale e professionale è costellata di continui cambiamenti, cadute e vittorie. Ho lavorato dapprima a Torino, in seguito a Milano, ed infine da Milano nel 2013 ho accettato una sfida importante: tornare a Bari, anzi per la precisione a Gravina in Puglia per contribuire a far decollare un’azienda IT come Macnil, oggi parte del Gruppo Zucchetti e proprietaria del noto brand GT Alarm. Dalla Puglia ho dato il mio contributo a far partire il progetto “MurgiaValley”.
Confesso che trasferirsi da una metropoli come Milano ad un paese come Gravina all’inizio è stata dura, ma da questa esperienza ho ricevuto sicuramente più stimoli di quanti potessi immaginare. Si è aperto un mondo. > 

2) Giornalista, esperto in Pubbliche Relazioni e Ufficio Stampa, specializzato nella comunicazione d’impresa e nella comunicazione di eventi. Ti definisci così e il tuo portfolio parla da sé, così come i progetti professionali che curi.
Ho notato, sin dai nostri primi scambi via email, anche la tua capacità di interagire sempre con rispetto e interesse verso le persone, a prescindere dalle relazioni professionali che ti legano ad esse e al di là del grado di conoscenza. Ne sono rimasta colpita e vorrei quindi chiederti qual è per te il valore intrinseco della comunicazione. Per me non si tratta solo di prescrizioni formali o buone prassi da applicare sul lavoro. La buona comunicazione comincia nel quotidiano e passa dalla buona educazione, ovvero dal nostro modo di relazionarci con il prossimo senza distinzioni di sorta.
Quanto conta per te la comunicazione e che potere ha sulle persone?  

< Ritengo che ciascuno abbia uno stile, io lo definisco il fattore C, come fosse il proprio personalissimo “charme” o carisma. L’umiltà e il rispetto sono valori che impari dalla vita, che ti vengono trasmessi dai tuoi educatori, dalla famiglia di origine, ma soprattutto dalle esperienze. Ho fatto numerosi lavoretti, come tanti giovani universitari, prima di diventare consulente in comunicazione. Devo ammettere che anche come cameriere di sala e barman non me la cavavo affatto male!
Però ricevere esempi di grande umanità da gente illustre mi ha fatto riflettere tanto. Ricordo per esempio che molti anni fa ho avuto il piacere di intervistare come giornalista per una rivista, alcuni mostri sacri del diritto e della politica come Gustavo Zagrebelsky, Stefano Rodotà e il politologo Ilvo Diamanti. Ricordo, ad esempio, con simpatia quando chiamai a casa del professor Zagrebelsky, all’epoca presidente della Corte Costituzionale, e sua figlia con molto garbo mi passò al telefono suo padre, con cui ebbi una bella conversazione. Purtroppo anche nel mondo del giornalismo ci sono colleghi che sentono addosso troppa pressione, quasi fossero semidivinità o dovessero reggere le sorti del mondo.
Come recitava quell’adagio: “Dio esiste, ma non sei tu. Rilassati!”. Invece spesso i grandi giornalisti si dimostrano più umili e sensibili, molto più disponibili. Certamente non sono sottoposti alle continue pressioni e vessazioni che subiscono i freelance, spesso frustrati e incattiviti,  ma credo che questo tema del futuro del giornalismo nel nostro Paese meriti un ragionamento a parte. Non si può svendere il loro lavoro e non retribuire adeguatamente l’informazione. In questo, purtroppo, i social media giocano un ruolo essenziale contribuendo a diffondere le fake news e a demolire la qualità del lavoro giornalistico. Personalmente preferisco iniziare le mie giornate con la mia rassegna stampa (Corriere – Repubblica – Sole24Ore) oltre a numerosi altri periodici di approfondimento.
Nell’epoca della velocità noi comunicatori dovremmo cercare di trovare il tempo necessario per la lettura, l’analisi, l’approfondimento. Anche agli imprenditori con cui collaboro ho sempre consigliato come regola aurea la lettura attenta dei giornali e la disponibilità al confronto con tutti i giornalisti: dal super professionista del quotidiano economico blasonato fino all’ultimo blogger o allo startupper del paese.
Trattare tutti in maniera uguale, ascoltare tutti allo stesso modo. Le persone col tempo apprezzano questa onestà e ti premiano. >

3) Cosa vuol dire per te comunicare gli obiettivi, le attività e la mission di un’azienda? Veicolare all’esterno, presso fornitori, clienti e stakeholders ma anche agli occhi di persone che nell’azienda non hanno un coinvolgimento diretto, vuol dire assumersi una grande responsabilità. Anche l’azienda, dal canto suo, ha tutto l’interesse a mantenere salda una buona comunicazione interna affinché le persone in essa coinvolte abbraccino lo spirito aziendale e ne parlino bene fuori. Alcune aziende però si ritrovano a godere di pessima reputazione e a volte questo accade perché c’è scollamento tra l’immagine che si vorrebbe dare all’esterno e quel che realmente accade tra le mura aziendali.
Come può agire chi si occupa di comunicazione per trasmettere i messaggi nel modo migliore? Cosa può fare un’azienda per migliorarsi ed essere coerente con se stessa? Come far coincidere i messaggi comunicati all’esterno con il reale clima aziendale che si respira al di dentro?

< Ecco, qui c’è un’altra piccola grande libertà che i comunicatori innamorati della loro professione (e non solo dei soldi che si portano a casa a fine mese) possono prendersi: la scelta. Io dico sempre che quello tra il comunicatore-ufficio stampa ed un’azienda, funziona come il più classico dei matrimoni: è un rapporto consensuale di reciproco innamoramento. Se non sono persuaso della capacità, dell’esperienza, della propensione al cambiamento e della libertà che un’azienda mi affida, io rinuncio in partenza.
Una realtà aziendale deve avere dentro di sé la volontà di operare certi cambiamenti, di credere ai valori che promana. Altrimenti la maschera prima o poi cade e si rivela in tutta la sua lacerante ipocrisia. Vi porto un esempio concreto: a Gravina con Macnil da anni parliamo di welfare aziendale, work-life balance, libertà e diritto al tempo libero come priorità per fare team building ed avere dipendenti felici. La felicità, quanti imprenditori pensano che il loro successo passi dal benessere dei propri collaboratori? Ebbene, tra qualche mese nella nuova mega sede dell’azienda Macnil (oltre 4000 metri quadrati) ci saranno tra le altre cose: un asilo aziendale, mensa, palestra, zona relax, giardino e un orto per i dipendenti che vorranno coltivare verdure e ortaggi. Dare la possibilità alle dipendenti di portare con sé a lavoro e allattare il proprio figlio è un segnale importante. Che nasce dall’esperienza diretta dell’imprenditrice, Mariarita Costanza, che 15 anni fa ha avuto le stesse esigenze con i propri figli.
Questo significa essere coerenti e soprattutto restare umani. Perché di imprenditori che fanno voli pindarici o si autoblindano nei propri quartieri dorati, non sappiamo più cosa farcene. Penso a grandi maestri come Ferrero ad Alba oppure Attilio Mastromauro, fondatore e padre del Pastificio Granoro. Questi sono gli esempi necessari che rendono il messaggio chiaro e credibile. > 

fabio e mac

Fabio con Mariarita Costanza

4) I progetti di comunicazione che curi rispecchiano ciò che sei? Quanto conta la corrispondenza tra quel che sei nella veste privata e ciò che fai nella veste di professionista della comunicazione? Come dialogano fra loro queste due parti di te?

< Chi si occupa pienamente di pubbliche relazioni e lavora a ritmi elevati, purtroppo, rischia di perdere la propria vita privata perché si fonde e con-fonde con i progetti che cura, si nutre di relazioni e le coltiva con passione e sincerità. E così mi capita di rispondere a messaggi anche alle undici di sera o di lavorare nel fine settimana. Accade sempre più spesso perché questo non è un lavoro normale: è fatto di relazioni, non di cartellini da timbrare. È anche vero che mi offre la possibilità di viaggiare e di cercarmi spazi di relax anche in piena routine settimanale. Spesso volo a Torino, la mia città natale, che sento profondamente mia e che mi regala continuamente stimoli ed emozioni. Quando mi chiamano dalla Puglia o da altre parti d’Italia rispondo sempre che “sto lavorando per loro”. > 

5) Com’è percepita la tua professione da chi non la conosce e cosa si prova a lavorare dietro le quinte? Le soddisfazioni arrivano dal lavoro ben fatto, dal riconoscimento delle persone per quello che fai o da un mix di questi aspetti?

< All’inizio c’è la fase “fear“, così la chiamo, della paura delle aziende che non conoscono lo strumento dell’ufficio stampa, ti percepiscono come un gentile alieno e sono molto diffidenti. Pian piano devi vincere questo gelo e convincerli a fidarsi, ad aprire le porte dell’azienda alla stampa, a raccontarsi.
Provo più piacere a stare dietro le quinte che davanti ad una telecamera. Per questo mi imbarazzano molto le interviste, proprio come questa che faccio adesso con te, dove l’intervistato non sia un mio cliente. Credo che un giornalista di professione (e ce ne sono tanti) che per una vita è stato dall’altra parte, spesso non possieda la giusta sensibilità per fare questo lavoro: eclissarsi e porre al centro della scena l’azienda, l’imprenditore. Le soddisfazioni più grandi derivano dal riconoscimento del lavoro ben fatto. Il primo giudice del mio lavoro sono me medesimo. Talvolta alcuni imprenditori non sono abituati all’economia della riconoscenza, non conoscono il senso della parola “grazie” e la vivono come una minaccia per la loro identità. Per fortuna ho avuto il piacere di lavorare anche con molti imprenditori che sanno riconoscere i tuoi meriti e comprendono l’importanza della riconoscenza. > 

6) Mi hai detto di essere una persona molto schiva che non ama stare al centro dell’attenzione. Come riesci a gestire questa tua caratteristica personale nel momento in cui ti capita di partecipare ad eventi pubblici?

< Onestamente, un po’ per riservatezza e un po’ per pigrizia, tendo a defilarmi da eventi in cui io figuri tra i relatori. Mi hanno invitato tanti amici a presenziare e presentare eventi, libri. Ma raramente ho accettato. Intanto perché non mi riconosco la dote del conferenziere e poi perché ho rispetto per la professione del giornalista: lascio ai tuttologi la capacità di fare qualsiasi cosa. Io faccio solo ciò che mi riesce meglio: le media relations. > 

7) Come declini la tua riservatezza in un contesto sociale in cui spesso è richiesto di mostrare se stessi anche nella propria veste privata? Hai trovato difficoltà di adattamento alle nuove regole sociali che ci vogliono onnipresenti e spesso al centro anche per dare risalto al proprio lavoro?

< Per fortuna la mia riservatezza passa dalla convinzione fondamentale che alla società non freghi nulla delle mie opinioni personali, credo politico e religioso, preferenze sessuali ecc. Alla società e alla comunità degli imprenditori interessa essenzialmente la passione e l’amore che ci metto nel mio lavoro per raggiungere risultati e rilanciare un brand. Per questo utilizzo spesso i canali social per condividere notizie interessanti, articoli e curiosità che parlano dei miei clienti. I loro successi parlano anche per me. > 

8) “Fate il vostro gioco” campeggia sulla tua homepage. Una frase che ci invita ad affrontare la sfida di fare un passo in avanti. Comunicazione e gioco sono inseparabili? Perché hai scelto questa frase per dare il benvenuto a chi visita il tuo sito web?

< La comunicazione è un gioco. È complicata, ti responsabilizza ma allo stesso tempo dev’essere creativa, gioiosa e appunto giocosa. Invito chi si sta approcciando al mio sito web e a conoscere Fabio “il professionista”, a giocare un po’, ma soprattutto a “mettersi in gioco”. Gli imprenditori che pensano di saper fare tutto benissimo, di non avere nulla da cambiare nel profilo della propria azienda, non hanno chiaramente bisogno di me. Né io di loro. > 

9) I Dialoghi di Trani, manifestazione culturale di cui curi l’ufficio stampa, quest’anno ha avuto come tema le Paure, spesso protagoniste delle riflessioni di filosofi e scrittori.
Io ho sempre molta paura di sbagliare, di fare errori per i quali qualcuno mi rimprovererà duramente, oppure paura di perdere oggetti ai quali sono molto legata. La lista è infinita.
Mi piacerebbe sapere cosa ti spaventa. Riesci a superare sempre le paure oppure ci convivi? Cosa ti ha insegnato la paura?

< Tutti dobbiamo fare i conti con le nostre paure. Ciò che ci spaventa è ciò che ancora non conosciamo. Le mie paure più grandi sono l’indifferenza degli altri e la paura della solitudine. I ritmi frenetici e le continue relazioni con le persone ti scavano dentro un desiderio di autenticità e ti costringono a fare i conti con i fantasmi del tuo passato e le paure del futuro. La solitudine poi è una condizione umana ineliminabile per chi non si accontenta di vivere in superficie. Mi piace trascorrere ogni anno a fine agosto una settimana di solitudine ad Assisi, dove tra l’altro curo la comunicazione della Cittadella, una realtà affascinante che da quasi 80 anni organizza un corso di studi per interrogarsi sulle domande dell’uomo e della fede. Questo è uno dei momenti che mi riservo per staccare la spina dallo stress quotidiano ed affrontare la solitudine senza paura, imparando a riconoscerla e a conviverci. > 

FB_IMG_1538738963598

Foto di gruppo della XVII edizione dei Dialoghi di Trani

10) L’eleganza secondo me dà valore alla comunicazione. Sono molto affascinata da chi parla e scrive in modo asciutto, elegante, diretto, senza tuttavia dimenticare di essere anche efficace e profondo. Quali sono stati i tuoi maestri in questo? Quando si fa comunicazione, il vissuto personale può venir fuori in varie maniere. In che misura la comunicazione può essere incentrata sul “cuore” e in che misura dev’essere guidata da razionalità e obiettivi ben definiti?

< Ci sono tanti giornalisti, scrittori e pensatori che mi hanno negli anni influenzato e affascinato. Da appassionato di scienze politiche, ricordo perfettamente lo stile inconfondibile e la sintassi sincopata del prof. Ilvo Diamanti, oppure lo stile forbito e la “lingua geniale” della mia scrittrice preferita, Michela Murgia. Ci sono validissimi comunicatori che mi piace seguire e leggere come Annamaria Testa (consiglio il suo blog Nuovo e Utile) o colleghi e storyteller che ammiro tanto come Giampaolo Colletti (ideatore della web community wwworkers) e il bravissimo Oscar di Montigny, autore del saggio “Il tempo dei Nuovi Eroi”.
La comunicazione dev’essere condita di cuore come si fa con il sale nella pasta. Deve solo insaporire la pietanza, senza stravolgerne il gusto. Quindi il cuore deve guidare la creatività, ma la comunicazione deve rimanere fedele alla regola cardine delle 5W. I dati devono essere veritieri e riscontrabili, non si può barare sui numeri.
Il cuore e l’onestà mi impongono semmai di non comunicare quando una notizia non è tale, piuttosto che diffondere dati scorretti. In quel caso la vendetta dei media sarà implacabile. >

11) Quale evoluzione auspichi per il futuro della comunicazione e quali cambiamenti vorresti vedere nella comunicazione sul web?   

< Domanda che richiederebbe una trattazione enciclopedica. Pur non avendo la sfera di cristallo è del tutto evidente che è in atto un pesante attacco al linguaggio, un lento ma pernicioso logoramento del senso comune, del significato stesso delle parole, tradite dalle ideologie e strumentalizzate da interessi lontani al nostro vivere comune. Si pensi, ad esempio, al significato di migrante o rifugiato e “zingaro”, che hanno assunto nel tempo accezioni negative. Sono cambiati i significati, ma “le parole sono importanti“, come ripeto continuamente tanto da averlo trasformato nel mio slogan. E sono pietre.
Pensate al caso Tortora e alla diffamazione subita ingiustamente a mezzo stampa da tanti illustri innocenti. Come comunicatori dobbiamo impegnarci a favorire standard elevati di qualità, confezionare testi e comunicati con parole non corrotte né corruttibili. Dobbiamo educare le nostre aziende ad un lavoro più qualitativo che quantitativo. Perché i social media creano mostri che un giorno si rivolteranno anche contro di noi. E allora sarà troppo tardi per noi se li abbiamo cavalcati impietosamente. Facciamo il possibile per rendere i contenuti di qualità a pagamento, come ha fatto il New York Times con esiti interessanti. Ma chiediamoci anche se siamo capaci di offrire informazione di qualità, libera e inchieste importanti. Finché preferiremo informarci dai post Facebook del lercio di turno, piuttosto che approfondire la veridicità da fonti affidabili e quindi non gratuite. La qualità ha un prezzo: se vogliamo essere liberi e informati, quel prezzo va pagato.
 > 

FB_IMG_1538738978408

Con Gustavo Zagrebelsky ai Dialoghi di Trani

 
12) Vorrei concludere con una frase che racchiuda il senso della comunicazione, una di quelle frasi da portare con sé per lasciarsi ispirare. Chiedo a te di fornirmela.
Quale autore, libro, film o citazione ti ha ispirato maggiormente sul tema della comunicazione?

< Proprio perché sul potere e la suggestione della comunicazione si è scritto di tutto e di più, senza far torto agli scritti del grande linguista e filosofo americano Noam Chomsky, che per me rappresenta il più grande, vorrei ricordare una frase di Socrate: il famoso motto “Conosci te stesso” che allude al compito più difficile per gli uomini. Infatti, spiega Socrate, la cura di sé richiede la conoscenza di sé, perché senza cura di sé non si è proprio in grado di agire bene e ancor meno di governare una polis, uno Stato o un’azienda. Questo è il primo compito di qualsiasi uomo, compreso un comunicatore.
Il libro che mi sta facendo riflettere molto su Socrate e la felicità in questo momento è quello che ho appena terminato di leggere, “Non solo di cose d’amore” di Pietro Del Soldà. Un film che mi ha molto colpito e che ho trovato illuminante anche nella mia vita da PR è quello con Giorgio Pasotti “Volevo solo dormirle addosso“: una parodia straordinaria sul valore dei compromessi nella carriera e sull’importanza della responsabilità. Oltre al coraggio di saper dire sinceramente a tutti: “Vi stimo tanto”. Senza maschere né finzioni, perché la gratitudine e la gentilezza sono virtù. Rivoluzioneranno la comunicazione e il mondo intero. >


Dire “grazie”, essere riconoscenti e autentici nei rapporti, gustare il sapore della comunicazione e dosare il cuore, costante fondamentale per fare ogni cosa come fosse davvero parte di noi. Onestà, gratitudine, responsabilità: quando comunichiamo giochiamo a carte scoperte con questi tre assi. E anche perdere la mano ci ripaga. 

Ho riempito la mia valigia di oggetti nuovi in questo viaggio nella comunicazione che ho fatto con Fabio. Sicuramente il concetto “trattare tutti in maniera uguale, ascoltare tutti allo stesso modo” è uno dei doni più preziosi che porterò con me d’ora in avanti.
Ma il mio bagaglio è stato rinsaldato anche dalla convinzione ferma che se sei onesto, le persone lo capiranno e ti ripagheranno sempre.
Quando comunichi corri la tua staffetta: nel passaggio del testimone al tuo compagno di squadra esprimi forza, precisione del messaggio, spinta in avanti. Ma anche la capacità di comprendere la distanza dell’altro e di percepire i passi che ti restano da fare per raggiungerlo.

Grazie a Fabio Dell’Olio! E grazie a tutti i professionisti della comunicazione che, come lui, portano onestà intellettuale e profondità in ogni progetto professionale, in ogni relazione umana.

Laura Ressa

Licenza Creative Commons
frasivolanti di frasivolanti.wordpress.com/ è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.


Le foto presenti nel testo sono state gentilmente fornite da Fabio Dell’Olio.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...