Il mio #PlayCopy 2018

Un workshop, una lezione, un corso, una formazione in pillole sul copywriting da seguire anche seduta a casa in ciabatte.
Play Copy 2018 è stato tutto questo per me. Una giornata in cui imparare e di cui conservare un piacevole ricordo, gli appunti, le slide, i video, gli screenshot della diretta streaming.

L’immagine del copy con le fattezze di uno spaventapasseri, bianco in volto e ricurvo, accecante per il suo pallore tipico da foglio bianco, è la metafora con cui Valentina Falcinelli ha aperto l’appuntamento di quest’anno con copywriters e cultori della scrittura.

Sullo sfondo Bologna innevata [quale luogo migliore per riprodurre il pallore del copy?].
Sul palco: ballerini, professionisti delle parole, consigli, esercizi, preziosi tips da collezionare nel portagioie dell’artigiano delle parole.

Chi scrive lo sa: la sindrome da schiena ricurva e occhiaie abbaglianti è il prezzo da pagare per cercare le parole.

Ma quanto è difficile trovare le parole giuste?

Ammesso che esistano le parole giuste.
Io cerco le parole per lavoro e per passione e ne so qualcosa di occhiaie o di sere in cui ti riprometti di andare a dormire alle 23 e invece ti insinui tra le coperte soltanto alle 2.00.
Perché proprio non ti vuoi staccare da quella pagina bianca: sei lì, davanti all’ultima parola scritta attendendo che ne arrivino altre.
E invece spesso quella parola resta per ore triste e raminga sullo schermo pallido, mentre tu auspichi una metempsicosi per avere il colpo di genio. Ma lui (il colpo) ti coglie raramente, e magari solo se sei sotto l’effetto di qualche birra a gradazione alcolica 12.

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Photo by Mary Cata Linic on Unsplash

Per il resto del tempo che succede? Per il resto del tempo devi sudare per tirar fuori una frase che funzioni, un mix di aggettivi che suonino senza essere scontati, una parola che illumini il testo, lo shining.
Non basta aspettare con gli occhi sgranati davanti al foglio bianco.
Non basta aspettare il colpo di genio, e questo l’ho capito a mie spese.

Nulla di ciò che è fatto bene può essere improvvisato, soprattutto se non sei un genio.
Nessuna attesa senza azione può farti arrivare a un buon risultato.
E questo avviene per una ragione: avviene perché oltre all’attesa il resto lo fa soprattutto tanta pratica e tanto studio.
Scrivere non è facile e anche i geni hanno dovuto faticare per arrivare a risultati decenti. Quindi noi comuni mortali, che di certo non siamo Hemingway, le maniche dobbiamo rimboccarle parecchio più su, dobbiamo accettare di sbagliare e di dover essere sempre pronti a recepire e imparare.

Quanto è difficile lavorare con le parole!

Scrivere è difficile.
Ma la pratica e l’ascolto possono far diventare lieve lo sforzo e condurci al risultato!

Play Copy mi ha permesso di avere di fronte a me più di uno schermo bianco, di avere uno sguardo più lieve sugli sforzi che la scrittura comporta. Mi ha permesso di ascoltare, capire, ricevere spunti su libri da leggere e argomenti da approfondire.
Mi ha fatto ricordare perché amo così tanto le parole e il potere che hanno su di me.

Dalla mia scrivania ho seguito questo percorso e ora, a un mese dal 3 febbraio 2018, adesso che ho digerito a modo mio i contenuti, ho riassunto così la giornata che ho vissuto.
La riassumo utilizzando i miei tweet, che sono stati per me principale strumento di condivisione e promemoria di quel che ho ascoltato.

Ho scelto di utilizzare i tweet come integrazione al quaderno di appunti innanzitutto perché mi piace condividere le cose interessanti che ascolto, e poi perché ritengo che la conoscenza acquisisca ancor più valore se condivisa ed elargita agli altri.
Quindi ecco il mio riassunto, per chi fin qui ha letto e ora è curioso di sapere cosa ho scoperto.

Il mio #PlayCopy 2018 [in tweet]


Alessio Logrippo 
Taffo Funeral Services: alle origini dell’advertising funebre

Punti interrogativi e ironia, la più virale delle emozioni.

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Valentina Falcinelli 
Come aggiungere personalità ai tuoi testi

Testi scritti male, testi scritti bene o testi che parlano? Per far parlare i testi dobbiamo trovare un tono di voce.
Il manuale del tono di voce non è una semplice paginetta ma una guida. Deve prenderci per mano e accompagnarci. Un esempio di manuale del tono di voce proposto durante Play Copy è quello stilato da Chivas Regal.

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Miriam Bertoli
Come definire una strategia di content marketing. Il progetto, le fondamenta, i muri portanti, il tetto

I contenuti fanno parte di un disegno più grande (il piano marketing) e delle modalità con cui verranno distribuiti. Come stanno insieme i contenuti e il marketing nel raggiungimento degli obiettivi di business?
Come usiamo i contenuti per dare la miglior esperienza possibile ai clienti?

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Non sempre è l’impresa ad andare incontro al cliente, può essere anche la persona a veicolare contenuti sull’azienda ad altre persone.

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In cosa consiste la strategia? In alcune domande chiave: Chi sono, Cosa voglio ottenere, A chi mi rivolgo, In che contesto, Come distribuisco, Come sta andando.
“I buoni contenuti generano valore per le persone” dice Miriam Bertoli. Facciamo il lavoro di copywriter per le persone quindi prendiamocene cura attraverso la cura dei contenuti (video, immagini, testi).
I risultati sono di business ma anche di positività nelle relazioni umane.


Gianluca Fiorelli
Keyword e Topic Research: quando la SEO è il miglior amico di un copywriter

La SEO (Search Engine Optimization) fa sì che un ottimo contenuto possa attrarre il suo pubblico da Google. Il contenuto diventa così visibile ma Google è una macchina e ci sono regole da conoscere per poterla utilizzare bene.

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Google suggest suggerisce quali sono le ricerche più comuni. Si basa sul volume di ricerche giornaliere ed è utile per scoprire temi e parole nuove.

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Matteo Rizzato
Parole ed emozioni

Il sistema specchio è un meccanismo che avviene in un lampo.
Citando Vittorio Gallese con la frase “viviamo in uno spazio condiviso”, Matteo Rizzato ha cominciato il suo speech a Play Copy dando la mano ad alcune persone in platea.
Chi guarda quel tipo di gesto cosa prova? Attiva il gesto nel proprio cervello.
Anche in azienda i gesti che compiamo risuonano nella mente degli altri, e risuonano anche le nostre parole quando le utilizziamo in modo empatico.

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Federica Fiorillo
Praticare l’allegria

Far sorridere parlando di mutuo? Si può.

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Luisa Carrada
Microcopy, macroimpatto

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Daniela Montieri
Il naming: come nasce un nome, dal DNA del brand al parto

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Le figure retoriche sono uno strumento indispensabile per creare nomi.
Non servono altri tool.


Vera Gheno e Bruno Mastroianni
Spunti per diventare disputatori felici linguisticamente ineccepibili

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Quando scriviamo non possiamo sfuggire alle reazioni negative. Dalla comunicazione felice dobbiamo quindi passare a una disputa felice perché chiunque potrà trovare qualcosa di sbagliato in ciò che facciamo.
E allora qual è la reazione da preferire in questi casi? Pacata assertività.

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Anna Covone
Trasformare una serie di informazioni in una storia. Questo è presentare

Mettere in comunicazione le parti del nostro cervello per trasformare le informazioni in storia e mettere in contatto le persone.
Comunichiamo e aggiungiamo significato tramite i collegamenti tra le informazioni.

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Play Copy mi ha ricordato quanto siano importanti i dettagli dei testi. Pensando ai dettagli, mi sono tornate in mente le parole di Battiato: “Ti porterò soprattutto il silenzio e la pazienza. Percorreremo assieme le vie che portano all’essenza”.
Ricercare l’essenza e avere pazienza sono due sforzi costanti che si tengono per mano.
Se amiamo scrivere e vogliamo farlo con uno scopo preciso, essenza e pazienza dovranno essere sempre nostre alleate.

Concludo questa immersione nel racconto di Play Copy con un pensiero
scritto 
al termine della giornata.

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Laura Ressa

Licenza Creative Commons
frasivolanti di frasivolanti.wordpress.com/ è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.


L’articolo è anche su Medium


Copertina: Photo by Estée Janssens on Unsplash

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