Parole Ostili: un progetto per la comunicazione non ostile

Parole Ostili è un evento che si svolgerà il 17 e 18 febbraio 2017 a Trieste.
Oltre a rappresentare un’occasione di confronto su temi legati alla comunicazione, il progetto si propone come una community inclusiva che richiede a tutti la partecipazione nella realizzazione del Manifesto della comunicazione non ostile.
Inviando una mail a manifesto@paroleostili.it entro il 30 Gennaio è possibile fornire il proprio contributo, le proprie idee su come agire per rendere meno ostile l’ambiente web e, di riflesso, ottenere una migliore qualità delle interazioni anche nella vita reale, che sta divenendo sempre più uno scenario improntato all’assenza di confronto e alla persistenza dello scontro.

Oggi è automatico associare alla comunicazione via web l’aggettivo ostile, e proprio in questo gioco di parole sta la chiave dell’evento ideato da Rosy Russo.

Sul sito ufficiale campeggia questa descrizione:
Il potere delle parole: commuovono, scaldano il cuore, valorizzano, danno fiducia, semplicemente uniscono… E poi ci sono tweet, post e status: feriscono, fanno arrabbiare, offendono, denigrano, inesorabilmente allontanano. Perché se è vero che i social network sono luoghi virtuali dove si incontrano persone reali, allora viene da domandarsi chi siamo e con chi vogliamo condividere questo luogo.
Parole O_Stili ha l’ambizione di essere questo: l’occasione per confrontarsi sullo stile con cui stare in rete, e magari diffondere il virus positivo dello “scelgo le parole con cura” perché  “le parole sono importanti”.

pair-707505_1920Diamoci la possibilità di riflettere, di ripensare ai nostri modi quotidiani di interagire, di guardare al nostro stesso modo di comunicare prima ancora che a quello altrui.
Parole o Stili? Tendiamo a buttar via le parole che ci passano per la mente senza ponderarle o ricerchiamo l’accuratezza, l’attenzione a quei dettagli che potrebbero rendere una comunicazione davvero efficace senza divenire sgarbata e sguaiata?

Ho riflettuto sulla necessità di uscire da schemi di linguaggio che si stanno radicando profondamente in uno stile diffuso, l’ostilità.
L’ostilità si può superare attraverso la cooperazione. Le parole hanno un potere enorme, è un dato di fatto, ma quasi mai siamo in grado di riconoscere tale potere.

Anch’io ho deciso di inviare il mio contributo e spero che le piccole parole non ostili nel mare contribuiscano alla rinascita delle parole.
La comunicazione può tornare ad essere concepita come una modalità di arricchimento anziché come un mezzo di prevaricazione e imposizione delle proprie visioni su quelle altrui.

Mi piace l’idea di poter condividere anche qui il mio personale contributo, perché la ritengo una possibilità di confronto con chi vorrebbe contribuire a rendere il web un posto dove le parole vengono usate con cura.

Vi invito a partecipare all’evento e ad iscrivervi alla sessione plenaria e ai panel dedicati alla comunicazione.
Qui potete leggere i nomi dei sostenitori di Parole Ostili.
Qui è possibile dare un’occhiata al programma delle due giornate di incontri.

Qui sotto il mio contributo per il Manifesto della comunicazione non ostile.


Alcune indicazioni utili per non farsi risucchiare da una comunicazione non ponderata:

1)_Se ho questioni irrisolte con qualcuno o voglio comunicare un pensiero negativo, prendo prima un gran respiro e mi dedico ad altre attività distensive. Mi disconnetto dai miei canali social per qualche ora;

2)_Prima di scrivere uno status o un commento sui social, conto fino a 10 e cerco le parole giuste per dirlo;

3)_Mi domando: a chi serve realmente l’informazione che sto per scrivere? In che modo la sto scrivendo?;

4)_L’ostilità può risiedere anche nella necessità stringente di ostentare e riversare i propri successi (personali e professionali) sui canali web. Lavorare nel silenzio dà più soddisfazione che cercare il consenso esterno scrivendolo in un aggiornamento di status. Cerco dunque di evitare autoincensamenti o di farlo a ragion veduta senza rendere monotematiche le mie argomentazioni;

5)_Quando scrivo, faccio sempre attenzione alle regole grammaticali;

6)_Se intendo perorare una causa sociale (ad esempio la difesa degli animali) cerco di non usare parolacce e di fare molta attenzione alla coniugazione dei verbi, agli aggettivi, cercando di non essere sguaiata e di fare un uso moderato del Caps Lock. Il rischio sarebbe quello di attribuire poca credibilità anche alla causa che sostengo;

7)_Non scrivo frasi non sufficientemente ponderate solo per sentirmi gratificata dai like;

8)_Mi prendo il tempo per fare le cose con calma, compro un bel taccuino per scrivere ciò che penso e, se sento la necessità di condividere il mio pensiero sul web, aspetto qualche giorno effettuando aggiustamenti e cesellature;

9)_Riduco il tempo che trascorro sui social e leggo con senso critico ma senza criticare;

10)_Non uso gli emoticon come arma di difesa: meglio evitare una frase cattiva che scriverla condendola con una faccina sorridente;

11)_Non utilizzo post preconfezionati per esprimere un mio malessere, ed evito quei contenuti che veicolano esplicite offese rivolte a determinate categorie di persone;

12)_Non utilizzo i bambini come mezzo di divertimento di massa, neanche se il riferimento è rivolto a figli di personaggi pubblici. L’ostilità risiede anche in quella che noi chiamiamo comicità ma che in realtà è cattivo gusto;

13)_Parlo delle mie conquiste in campo lavorativo e personale senza fare polemica su altre persone, senza fare distinzioni tra buoni e cattivi, vincitori e perdenti. Lo faccio senza paragonare la mia vita a quella degli altri;

14)_Se qualcuno contesta ciò che scrivo cerco di capire le ragioni e fornisco chiarimenti sul mio punto di vista, con gentilezza. Se ciò non mi riesce, taccio.

Laura Ressa

Licenza Creative Commons
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