BreviPensieri #4: il viaggio in autobus

Ecco un nuovo lunedì, il primo del 2017.
Gli avanzi sono in freezer, il panettone verrà mangiato a colazione per i prossimi tre mesi e nel cestino del pranzo abbiamo i carciofi fritti di Capodanno.
Riprendiamo il filo dei BreviPensieri da dove avevamo lasciato.

Chi ben comincia è a metà dell’opera? Direi di sì, e aggiungo che è anche a metà del viaggio.
Un nuovo inizio infatti è un viaggio, a prescindere dalla data di partenza. Un continuum spazio-temporale che va dal lunedì di ogni settimana al primo giorno di scuola al 1° gennaio. Tuttavia i nostri personali inizi sono nel mezzo, a metà strada tra queste date convenzionali.
Ogni giorno possiamo fare buoni propositi e godere della strada che stiamo percorrendo con lo stesso entusiasmo della partenza.
Avete mai provato a fare un viaggio in autobus? Capireste cosa intendo.

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Il viaggio in autobus è un’esperienza che va fatta e ripetuta più volte nella vita.

Gli accenti e le cadenze degli autisti, le imprecazioni contro la signora sprovvista di trasportino per l’amico Fido, le fermate annunciate al microfono con voce assonnata, il rumore delle ruote sull’asfalto (e sulle buche), le buste della viaggiatrice che trasporta le buatte (bottiglie) di salsa, l’odore notturno degli autogrill, le giuggiole a forma di trullo con il tuo nome inciso sopra, il cornetto alle 4 del mattino per coccolare lo stomaco, i pacchi convenienza di biscotti farciti in offertissima, i bagni pubblici intasati, la signora che ricarica il cellulare usando la presa vicino al lavandino, quella che si trucca con i pennarelli indelebili, la mamma che dà il panino imbottito al figlioletto colto dal raptus famelico delle 3.00.

La voglia di arrivare, ma anche di guardare per sempre fuori dal finestrino sperando che il sedile accanto al tuo resti vuoto o che ti capiti un passeggero che non russa.

Il viaggio in autobus non fa affatto schifo come molti vogliono far credere.
È una metafora perfetta del cammino, degli incontri, degli imprevisti lungo la strada, della bellezza del paesaggio e di quanto sia meraviglioso osservarlo.

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Laura Ressa

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