George Harrison e il dono del Talento

Qual è il ruolo giocato dal team di lavoro nello sviluppo dei talenti che lo compongono?
In atmosfera pre-natalizia mi è parso appropriato affrontare la tematica del dono.
Quando si parla di talento in effetti si parla di un vero e proprio dono oltre che di una competenza sviluppata grazie all’esperienza e alle opportunità.
Quanto incidono gli altri nella consapevolezza di questa qualità?
Che ruolo hanno i colleghi, i collaboratori, le persone con cui interagiamo quotidianamente nella crescita del talento? 

Marla Gottschalk, Director, Organizational Development per Allied Talent, ha affrontato l’argomento su LinkedIn in un articolo che ho trovato estremamente interessante per la tematica e per l’esempio utilizzato al fine di spiegare l’impatto che il team ha sui singoli talenti.

When it comes to talent, the right team is everything  (questo è il titolo del contributo) parla di George Harrison analizzando le dinamiche che caratterizzano qualsiasi gruppo aziendale.
Nel caso specifico di Harrison la squadra di riferimento è rappresentata, ovviamente, dai Beatles, storica band di cui egli fece parte agli inizi della sua lunga carriera musicale.

Addentrandoci nella lettura dell’articolo capiamo più nel dettaglio cosa dice Marla Gottschalk a proposito del talento.

the-beatles-509069_1920Harrison aveva appena 14 anni quando sostenne l’audizione per entrare come chitarrista nella band di Liverpool, all’epoca conosciuta con il nome The Quarrymen. Era il 1958 e qualche mese più tardi quel ragazzo così giovane entrò a far parte del gruppo venendo da subito etichettato come il piccolo.
Sorprendentemente, nella primissima fase della sua carriera Harrison non pensò mai di poter diventare un cantautore. Tuttavia, nel momento in cui scoprì la passione e il talento per la scrittura, la strada che lo portò ad essere riconosciuto finalmente come un songwriter si rivelò lunga e tortuosa.
Quel suo sorprendente dono fu infatti spesso ostacolato dall’ambiente stesso nel quale l’artista crebbe professionalmente e musicalmente.

Nonostante l’immensa fama raggiunta dai Beatles, fu come se Harrison si fosse trovato nel posto sbagliato.
Non è un mistero che l’aver fatto parte di quella band così importante abbia dato a George Harrison l’opportunità di scoprire le proprie doti (la sua prima canzone risale al 1963), tuttavia l’artista dovette attendere parecchio prima di poter ottenere un ruolo importante come songwriter dei Beatles e molto spesso si ritrovò a lavorare all’ombra della potentissima macchina musicale rappresentata dal duo Lennon-McCartney.

Ripensando al contributo apportato da Harrison nel loro ultimo album, Abbey Road, Peter Lavezzoli scrisse: “Harrison would finally achieve equal songwriting status … with his two classic contributions to the final Beatles’ LP“.
Egli fornì due testi importanti che lo elevarono finalmente al livello degli altri due storici cantautori della band.

Con il passare del tempo Harrison ebbe l’opportunità di conoscere altri musicisti e di collaborare con loro. I Beatles si sciolsero ufficialmente nel 1970, anno nel quale George stava già pensando ad altri progetti musicali.
In un’intervista del 1971 egli stesso rivelò di aver scritto un’infinità di canzoni mai utilizzate e, a proposito dello scioglimento della band, descrisse l’accaduto come un sollievo (qui è possibile ascoltare l’intervista completa).

Il talento da solo dunque non assicura che un individuo riesca ad eccellere. Il team del quale fa parte è fondamentale.
Nel caso specifico, George Harrison trovò percorsi alternativi per perseguire la sua strada musicale nonostante gli ostacoli, ma questo naturalmente implicò un costo a livello emotivo.

Quali strategie è necessario adottare in azienda affinché il talento abbia la possibilità di esprimersi pienamente?
Per prima cosa all’interno delle organizzazioni i leader devono essere consapevoli dei fattori che possono inficiare il successo dei singoli.

Quali suggerimenti possiamo trarre allora?

1) Considerare attentamente le persone.
Gli individui talentuosi possono mostrare stili comunicativi e personali assai diversificati. Ad esempio, un introverso con un grande talento potrebbe necessitare di una guida o del supporto di qualcuno per riuscire a far sentire la propria voce all’interno del team.

2) Monitorare le dinamiche di gruppo.
Reclutare talenti è un primo step, avere cura del modo in cui le persone lavorano insieme come un vero team è tutta un’altra storia.
Bisogna fare molta attenzione alle dinamiche che possono demotivare i componenti del gruppo conducendo tutta la squadra verso l’insuccesso.

3) Offrire percorsi alternativi.
Bisogna essere attenti allo sviluppo del set di competenze posseduto del team. Le persone evolvono e lo stesso processo di evoluzione riguarda le loro esperienze professionali.
Nel caso specifico di Harrison, il suo talento emerse soltanto dopo molto tempo e non venne pienamente riconosciuto all’interno della sua band storica. Bisogna quindi impegnarsi per imparare a riconoscere il talento, offrendo gli strumenti utili per esplorare le singole abilità.

4) Monitorare il contratto psicologico.
Anche se un rapporto di squadra può rivelarsi un successo, gli individui talentuosi potrebbero decidere di allontanarsi dal gruppo sia fisicamente sia emotivamente.
È necessario dunque che i membri del team parlino tra di loro per comprendere lo stato di salute del contratto psicologico.
Riuscire a lavorare serenamente mantenendo buone relazioni tra i colleghi è il primo passo.

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Una lettura personale quella di Marla Gottschalk ma certamente utile per comprendere che il talento ha bisogno di essere nutrito e innaffiato affinché riesca a sbocciare liberamente senza fatica e senza ostacoli.

 

 

 

 

Laura Ressa

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