La voce è tutto. Sei tu, non puoi imbrogliare

Il 17 novembre 2016 Jeff Buckley avrebbe compiuto 50 anni.
Sono passati 19 anni dalla sua misteriosa e tragica scomparsa nelle acque del Mississippi avvenuta il 29 maggio 1997.

L’8 settembre 2012 il programma radiofonico Ritratti trasmesso da Radio2 (di e con Silvia Boschero) ha dedicato una puntata al cantautore scomparso prematuramente ripercorrendo la sua breve ma intensissima carriera e cercando di comprendere la magia della sua espressività, la voce d’angelo che lo caratterizzava e la indimenticabile vena malinconica delle sue melodie.

La dedica di Radio2 è stata riproposta proprio in occasione di quello che sarebbe stato il cinquantesimo compleanno del cantante.
Per ascoltare la puntata integrale basta cliccare sull’immagine qui sotto o incollare questo link nel browser: http://www.rai.it/dl/portaleRadio/media/ContentItem-464e1816-e472-448d-854b-93004f940b19.html

jeffJeff Buckley ha rappresentato per tutti quelli che hanno amato la sua musica una perla rara, un angelo di insolita bravura canora e profondità espressiva.
Una voce suadente, tormentata, delicata, che sapeva toccare le corde più profonde dell’animo umano riuscendo a coglierne le intime sfumature e rappresentandolo in tutta la sua liricità attraverso le paure, le debolezze, le passioni.
Nonostante la sua vita sia stata un percorso breve, Buckley continua a scrivere pagine indimenticabili nella storia della musica mondiale anche attraverso alcune incisioni che sono state rese pubbliche negli anni successivi alla sua tragica fine.

Consiglio l’ascolto di questo splendido ricordo radiofonico e ne riporto di seguito alcuni passaggi interessanti per capire l’opera musicale dell’artista e alcune citazioni dello stesso Buckley particolarmente significative.

La voce è tutto. Sei tu, non puoi imbrogliare” disse molti anni fa un giovanissimo ed esordiente Jeff Buckley durante il tour di promozione del suo primo ed unico disco, Grace.

Jeff si incarnò nel bisogno dei ragazzi degli anni ’90, quella benedetta generazione X (come veniva definita dai giornali), disentire e soffrire la musica sulla propria pelle facendone prolungamento e specchio della propria interiorità. […]”.
Il cantautore crebbe ascoltando la musica che la madre suonava al pianoforte e nel 1975 fu proprio lei a portare il piccolo Jeff ad un concerto del papà, il famoso Tim Buckley che solamente un mese dopo morì per overdose.
Molto tempo più tardi, Jeff decise di reinterpretare una canzone intitolata I never asked to be your mountain che Tim qualche anno prima aveva dedicato proprio al figlio.

Non ho mai chiesto di essere la tua montagna, recita il brano
Non ho mai chiesto di volare.
Ricordi quando venisti da me e mi dicesti delle sue menzogne?
Non capivi il mio amore, non sapevi perché ci provassi.
E la pioggia cadeva su quel giorno, va a saperne il motivo.
Me ne sono andato troppo a lungo e ora sono qui per restare.
Non lasciarmi ancora così, per piacere torna!

La madre Mary, pianista e violoncellista, avvicinò il piccolo Jeff alla musica sin dai primi anni di vita, il patrigno gli fece ascoltare i Led Zeppelin, Jimi Hendrix, gli Who, i Queen e tutti i grandi del rock.
Dati i presupposti, era facile intuire che Jeff avrebbe cominciato a suonare la chitarra a soli 5 anni e che il primo disco che avrebbe ricevuto in dono sarebbe stato proprio Physical Graffiti dei Led Zeppelin.
All’età di 12 anni Buckley decise di consacrare la propria vita alla musica e ricevette la sua prima chitarra elettrica cominciando poi a suonare in varie band.
Come tutti i piccoli musicisti, anche lui in quel periodo sbarcava il lunario facendo un po’ di tutto ma a 24 anni scelse di seguire le orme del padre Tim, quel padre tanto odiato e lontano, e partì per cercare fortuna a New York. Lo fece però senza rivelare di essere figlio di quella leggenda della musica.
Cominciò a suonare nei folk club di Manhattan ed ebbe il tempo di dare alle stampe un solo disco che tuttavia gli bastò per entrare nel mito.

Grace è un’elegia.
Per me la grazia è il momento artistico, quello di massima ispirazione. La stessa cosa di quando trascorri una notte a fare l’amore, senza parlare ma contribuendo assieme ad un altro a costruire un attimo irripetibile“, disse lo stesso Jeff.

Non era un maledetto, nessuno aveva studiato per lui una strategia di marketing e anche se qualcuno lo avesse fatto, lui probabilmente l’avrebbe rifiutata.
Sublimava la vita in arte, non era uno qualsiasi, non era un semplice virtuoso songwriter come ce ne sono stati tanti.
Era lui, era Jeff Buckley. E per questo è destinato a rimanere nella storia.

Jeff ha avuto il potere di elevare i suoi ascoltatori verso un livello di coscienza superiore.
Nelle sue canzoni voleva capire la vita, l’amore e a volte riusciva ad avvicinarsi alle verità più degli altri.
Credo che sia questo il motivo per il quale le sue canzoni hanno toccato così tante persone e la sua musica sia così influente
” disse Mary Guibert, la madre.

Buckley è stato uno degli artisti simbolo di una generazione e continua tuttora ad incantare e affascinare con la sua musica anche chi non ha vissuto da vicino gli anni ’90.
Una voce che di certo, una volta ascoltata, è impossibile dimenticare:

Laura Ressa

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