Titoli di Testa

Da qualche tempo ho scoperto e continuo a seguire con crescente interesse il sito Nuovo e Utile di Annamaria Testa, traendo spunti sempre nuovi per riflettere su svariati argomenti.

Come indica la sua biografia, Annamaria Testa “si occupa di comunicazione e di creatività. Alla professione di consulente per le imprese affianca una intensa attività di scrittura come blogger e saggista e oltre vent’anni di docenza universitaria”.

Dal 2008 cura il sito non profit Nuovo e utile, dedicato a teorie e pratiche della creatività, ed è proprio lì che ho cominciato ad appassionarmi ai suoi contributi innamorandomene a prima lettura.

Nuovo e utile è un vero scrigno di consigli, indicazioni e contenuti: un modo realmente utile di affrontare temi delicati, complessi e allo stesso tempo trasversali.
La suddivisione in paragrafi rende i testi estremamente fluidi e consente al lettore di entrare nella narrazione organizzando le idee passo dopo passo.
La forma colloquiale, ma curata nel dettaglio, fa entrare il lettore in stretta connessione con il pensiero dell’autrice e induce a riflettere, a cercare teorie che spieghino alcune prassi sociali, fornendo una visione critica dell’argomento proposto che non preveda prese di posizione nette ma induca a sua volta ad una lettura critica del mondo.

anatomy-1751138_1280Consiglierei a tutti di leggere ogni mattina, magari con un buon caffè in mano, l’approfondimento Motivazione: l’energia che ci anima nel quale l’autrice descrive quali sono le leve per ridestare la propria motivazione quotidiana e da dove essa nasca.
Ne ripropongo qui alcuni passaggi:

“[…] Tutto comincia quando percepiamo un bisogno (un disagio da contrastare o un vantaggio da conquistare) e a patto che pensiamo di farcela. Se nemmeno percepiamo il disagio o il vantaggio, o se non crediamo che la nostra azione possa essere efficace, allora non saremo motivati a darci da fare. […]

È tutto nella vostra testa, ci dice Forbes.
Significa che, quando facciamo qualcosa, non è la cosa in sé, ma sono il modo in cui ci pensiamo e il tipo e la forza della motivazione che abbiamo prodotto a decidere se e come otterremo un risultato (e anche quanto ci piacerà averlo ottenuto). […]
La prossima volta che vi fa fatica allacciarvi le scarpe da ginnastica o sedervi alla tastiera del pianoforte, chiedetevi che cosa vi sta mancando, ci suggerisce Scientific American.
Spesso la risposta sta proprio in una di queste tre aree: sentirci obbligati, giudicare inutile o irrilevante quanto dovremmo fare, considerarci inadeguati.
In questi casi, Forbes suggerisce di lavorare sulla percezione che abbiamo del compito. […]”

La produzione di Annamaria Testa in veste di blogger è vastissima ed è per questo che una lettura costante dei suoi testi arricchisce sia per i contenuti presentati, sempre puntuali e suffragati da analisi scientifiche, contributi esterni ed evidenze empiriche, sia per la capacità narrativa coinvolgente.

In questo mio post voglio concentrare l’attenzione su due contributi in particolare che l’autrice ha pubblicato nel corso del 2016.
Il primo s’intitola Per avere fortuna, meglio sentirsi fortunati e affronta appunto il tema della fortuna partendo da uno studio apparso su Scientific American dal titolo As luck would have it.

[…] Lo psicologo sperimentale Richard Wiseman recluta 700 persone, chiede loro quanto si sentono fortunate e poi verifica se questa sensazione è effettivamente correlata con la probabilità di vincere a una lotteria.
Ovviamente, anche se chi ritiene di avere fortuna assegna a se stesso il doppio di probabilità di vincere, le cose non vanno così e  nelle vincite non c’è differenza. […]
In seguito Wiseman chiede ai suoi soggetti quanto si ritengono soddisfatti della propria vita, e scopre che le persone che più credono di avere fortuna si dichiarano anche più soddisfatte per quanto riguarda la vita familiare e personale, la situazione finanziaria, la salute e la carriera. […]
Le persone convinte di avere fortuna sorridono due volte più spesso degli “sfortunati” e sono assai più estroverse: dunque incontrano più gente, hanno protagonismo sociale e mantengono più contatti. Questi fatti moltiplicano le opportunità.
In secondo luogo, le persone “fortunate” sono più rilassate e meno ansiose: questo permette loro di intercettare più facilmente opportunità inattese.
Infine, le persone “fortunate” sono più aperte: accolgono meglio imprevisti e prospettive inedite e viaggiano di più. Anche questo può contare.
Ma la cosa più importante (e qui finalmente tolgo le virgolette all’aggettivo “fortunato”) è che le persone fortunate si aspettano che capiti loro qualcosa di positivo. Quando questo succede, se ne accorgono subito e accolgono la nuova opportunità con entusiasmo e senza esitazioni. […]”

Fin qui l’autrice mostra i risultati di una ricerca condotta da Wiseman illustrando anche altre evidenze scientifiche raccolte da diversi studi condotti sul tema.
Nella parte conclusiva dell’articolo, che naturalmente non svelerò, l’autrice invita a seguire poche semplici dritte utili per riuscire a cogliere opportunità reali in tutto ciò che ci capita.
Riporto un ultimo passaggio del suo testo nel quale Annamaria Testa spiega come la percezione relativa alla propria fortuna faccia apparire in modo differente gli eventi.

“[…] Il medesimo Wiseman fa un test curioso.
Prende una persona “fortunata” e una “sfortunata” e dà a entrambe un percorso da seguire, nel quale ci sono le medesime opportunità: alcune monete lasciate per strada e un incontro in un bar con un uomo d’affari.
Avete già capito che cosa succede: il soggetto “fortunato” vede le monete e se le intasca, poi si fa una lunga chiacchierata con l’uomo d’affari. Il soggetto “sfortunato” non vede neanche le monete (l’ansia genera, letteralmente, una visione più stretta) e si beve un caffè senza scambiare neanche una parola. […]”

Il secondo contributo che voglio mettere in evidenza s’intitola Social network, spirito del tempo e necessità di rallentare e approfondisce il tema dei ritmi frenetici a cui gli strumenti di condivisione social ci stanno sempre di più abituando.

laptop-1723059_1280Non è un mistero che le interazioni che avvengono sul web abbiano reso eccessivamente istintive e immediate la reazioni e le risposte a messaggi, a commenti, a testi e ad articoli di ogni tipo. Questa istantaneità ha generato un cambio di rotta verso un tono aggressivo e ha ridotto il tempo dedicato alla riflessione.
Annamaria Testa affronta l’argomento mettendo in luce alcuni riferimenti scientifici e indicando altri articoli che hanno trattato la medesima questione.

Riporto qui alcuni brani del suo post, invitando alla lettura del testo integrale.

La velocità dei social network incoraggia reazioni istantanee e non meditate.
E spesso si tratta di reazioni violente. Questa la tesi di fondo di un articolo pubblicato dal giornalista britannico Will Hutton sul Guardian. […]

Controlliamo il telefono in media 200 volte al giorno. È un livello di connettività che non abbiamo mai sperimentato prima e che trasforma la struttura stessa del nostro pensiero. Essere connessi in modo istantaneo non è un fatto solo positivo. […]
Tim Berners-Lee, l’inventore del web, segnala che negatività e prepotenza si diffondono in rete anche perché la velocità stessa dei social network favorisce, appunto, reazioni istantanee e non meditate.
E poi: le cose che ci fanno arrabbiare hanno dieci volte più probabilità di essere ritwittate rispetto a quelle che ci rendono felici. […]

Con tutti i problemi che ci sono, potrebbe sembrare che occuparsi degli umori dominanti sui social network sia una questione oziosa.
Credo che non lo sia per un motivo elementare: le interazioni in rete fanno ormai parte della vita di tutti. Si stima che oggi le persone connesse, soprattutto via telefono, siano 3,2 miliardi (qui trovate questo e molti altri dati). Secondo gli ultimi dati Audiweb, l’86,3 per cento degli italiani accede alla rete (oltre la metà via telefonino).
È intuitivo che la rete, e i suoi umori, contribuiscano a costituire una bella fetta di percezione globale dell’andamento delle cose: lo spirito del tempo (zeitgeist). […]”

Come praticare la nobile arte della riflessione prima di pubblicare qualsiasi tipo di frase o contenuto, senza farsi guidare da umori, rabbia, frustrazione o scarsa informazione?
Non svelo i suggerimenti che vengono forniti e rimando quindi alla lettura del post completo di Annamaria Testa.

Laura Ressa

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