Il positive thinking e le pettole

In una ordinaria giornata di lavoro ho riscoperto la tradizione antica e affascinante legata alle pettole dal racconto di una collega.
Procediamo con ordine spiegando a cosa ci riferiamo quando parliamo di pettole.

“Le pèttole (pèttëlë in dialetto pugliese, zippuli in dialetto calabrese, zeppole in Irpinia, scorpelle a San Severo, sfringioli a Torremaggiore, pèttuli nel Brindisino, pìttule nel Leccese, pàtt’l nel Materano, pèttulenel Potentino) sono pallottole di pasta lievitata molto morbida fritte nell’olio bollente, tipiche delle regioni Puglia,Calabria, Campania e Basilicata. […]
Possono essere rustiche o dolci, semplici o ripiene, e spesso vengono usate in sostituzione del pane, oppure come antipasto.
In tutte le varianti, si realizzano utilizzando farina, patata, lievito di birra, acqua e sale, ma ne esiste anche una versione più semplice che non prevede l’utilizzo della patata e comunque la pasta deve risultare piuttosto fluida per poterla versare nell’olio senza fare un panetto solido destinato ad inzupparsi di olio.”
(fonte: Wikipedia)

canning-932724_1280Ogni città affida le proprie pettole ad una tradizione culinaria e religiosa differente che prescrive di preparare questa prelibatezza in giorni diversi a seconda del santo da onorare.
In alcuni comuni del sud-est barese, come ad esempio Rutigliano, è consuetudine preparare le pettole nel giorno di Santa Caterina, il 25 novembre, mentre si è intenti a recitare preghiere.

Nell’antica tradizione rientra però anche un elemento in più del quale non ero al corrente e che mi ha piacevolmente affascinata ed emozionata: la tradizione vuole che le pettole vadano preparate in completo silenzio e totale solitudine, sgombrando la mente da ogni pensiero cattivo.

Ancora oggi l’antica regola viene spesso rispettata e mantenuta salda ma è necessario che nessuno si avvicini a chi sta cucinando e sono bandite le parolacce.
Non solo. Per evitare che l’olio schizzi, e far sì che il procedimento vada a buon fine, è vietato fare pensieri cattivi e negativi.

La fase di preparazione delle pettole diviene dunque una sorta di rito magico, condito da calma, pazienza, silenzio e una predisposizione positiva.
Sembra quasi di vedere le nonne all’opera, potremmo immaginarle come delle misteriose maghe intente a preparare potenti e prelibate pozioni.

Ascoltare questo emozionato racconto legato alla tradizione delle pettole mi ha riportata indietro nel tempo, precisamente nella cucina di mia nonna, a quei luoghi in cui tutto era concesso: anche intingere i crackers nel thé delle cinque o mangiare i würstel fritti.
Mi ha fatto ricordare come ci si sentiva quando si attendeva impazientemente l’arrivo della nonna e del suo enorme vassoio di pettole bollenti.
Mi ha riportato alla mente le foto di famiglia incorniciate e appoggiate sui mobili di casa, le sedie pieghevoli in legno che posizionavamo sul balcone per guardare i passanti d’estate e le rondini in primavera, i centrini sul tavolo, la TV sintonizzata sui cartoni animati e che nessuno ascoltava perché eravamo troppo distratte dal profumo delle golosità che galleggiavano nell’olio a pochi metri da noi.

Mi ha riconciliata con un universo etereo e lontano ricordandomi quella fase della vita nella quale l’unica linea a cui bisognava stare attenti era quella tracciata sui quaderni di italiano per poter scrivere dritta una frase o un dettato.

Il racconto legato alle pettole dona speranza, contiene un’indicazione precisa su ciò che è necessario coltivare: innanzitutto la capacità di godere della solitudine, di fare tesoro del silenzio e praticarlo, luck-152048_1280di produrre pensieri positivi.

Questi atteggiamenti fanno parte anche della nostra esperienza quotidiana?
Sappiamo praticare il silenzio, godere della solitudine e soprattutto non pensare al prossimo con occhi malevoli?

La tradizione delle pettole ci ricorda, ancora una volta, che silenzio e pensiero positivo devono guidarci sempre. Non è un caso, infatti, che per ottenere delle buone pettole non siano necessari soltanto ingredienti materiali come la farina ma anche una serie di elementi e sensazioni immateriali.

Concludo questa mia commossa elegia sulle pettole con una bella citazione e con l’augurio che le occasioni di festa rappresentino un momento utile per riscoprire il sapore delle pettole, il valore delle tradizioni, la calma che può esserci nei bei pensieri.
Godiamo del tempo che abbiamo cercando di spenderlo bene, magari mangiando e pensando ad arcobaleni che fuoriescono dalle pentole.

Il primo livello di sapienza è saper tacere, il secondo è saper esprimere molte idee con poche parole, il terzo è saper parlare senza dire troppo e male.
Si deve parlare solo quando si ha qualcosa da dire, che valga veramente la pena, o, perlomeno, che valga più del silenzio
(Hernàn H. Mamani)

Laura Ressa

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