Bob e gli indignati

Se dalle indignazioni che circolano online si riuscisse a ricavare energia pulita probabilmente riusciremmo a risolvere un po’ di problemi importanti.
Se con le nostre piccole rivolte scritte fossimo in grado di smuovere montagne, di costruire ponti, strade o di realizzare opere urbanistiche, saremmo davvero ad un punto di evoluzione cruciale.
Purtroppo però le parole evanescenti non hanno mai portato a termine opere edilizie o contribuito a migliorare la vita della collettività.

Ripropongo una frase di Umberto Eco ormai abusata ma sempre brutalmente vera:
I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli“.

Attualmente ci sono state molte occasioni per riflettere sul tema dell’indignazione.

Ci si indigna per la situazione politica di altri paesi, per le scelte di grandi personaggi, e persino per la scelta della vicina di casa di non avere figli.
Le occasioni di indignazione sono molte, ogni evento può esserne foriero.

Tra tutto il materiale che mi è capitato sotto gli occhi negli ultimi tempi, mi vorrei soffermare sull’assegnazione del Premio Nobel per la Letteratura a Bob Dylan e sulla conseguente decisione del cantautore di non partecipare alla cerimonia di premiazione.
A seguito di questa notizia di risonanza internazionale (come era già avvenuto in altre situazioni simili) il popolo social si è scatenato in elucubrazioni, analisi, sfottò, post interminabili, lunghe disquisizioni, simpatiche vignette e considerazioni ad hoc per generare condivisioni e like.

In tanti si sono sprecati in questo intento.
Dall’esperto di comunicazione al musicista, dal fruttivendolo alla casalinga, dallo studente al nullafacente, una gran parte di utenti si è sentita quasi in dovere di dire la propria sul tema, di dare un contributo virtuale che specificasse la propria posizione.

Internet amplia ed estende il diritto di espressione pertanto anche una persona poco istruita, o semplicemente pigra e poco informata, ha diritto di esprimersi non solo su proprie questioni personali ma anche su avvenimenti di portata internazionale, spesso di carattere politico.

Consiglio caldamente la lettura di un articolo che mi è parso appropriato e che affronta il tema del clamore mediatico e delle forme di indignazione collettiva che riempiono il web rendendolo saturo.

Il contributo in questione è di Francesco Erspamer (Professore presso la Harvard University), si intitola La forza della normalità: Bob Dylan e il Nobel e riguarda appunto la polemica suscitata dalla risposta del Premio Nobel all’Accademia di Svezia.

La mia curiosità nei confronti di questa bella riflessione è scaturita dopo la lettura di un post pubblicato da Erspamer su Facebook.
Successivamente ho approfondito ritrovando un suo articolo pubblicato sul sito La voce di New York e nel quale il professore specifica meglio la propria opinione in merito.

musician-349790_1920Propongo qui una piccola parte dell’articolo:

[…] La tranquilla indifferenza di Bob Dylan mi è piaciuta.
Se avesse rinunciato al Nobel, per i media sarebbe stata una pacchia: sono certo che non appena è stato comunicato il suo nome hanno commissionato a scrittori e intellettuali di punta qualche intervento polemico su quel possibile gran rifiuto.
Invece lui si è comportato come una persona normale che ricevesse un riconoscimento normale e dunque ignorato dai mezzi d’informazione: ha risposto ma senza fretta, nei suoi tempi, non in quelli preferiti dalla stampa e dalle televisione. Che hanno ovviamente reagito male, accusandolo di presunzione e di mancanza di buona educazione se non di dignità – proprio loro, i principali artefici del sistema delle celebrity non ché della deriva etica e culturale e dell’analfabetismo di ritorno che caratterizzano la nostra società.

[…] Deludendo ancora una volta le aspettative di chi pensava di poterti manipolare, hai indicato inconsapevolmente l’unico modo in cui oggi si può efficacemente contrastare il pensiero unico imposto dal peggior totalitarismo che la storia abbia conosciuto, quello dei media: bisogna ignorarli.
Bisogna rigettare le loro ridicole iperboli, l’empatia a telecomando, le continue emergenze attraverso cui indirizzano su problemi immaginari la rabbia della gente. […] 

L’indifferenza nei confronti della politica, dello Stato, del nostro prossimo, rafforza il potere dei ricchi e delle multinazionali; ma l’indifferenza nei confronti dei media lo indebolisce.

Su certi temi sarebbe meglio sospendere il giudizio.

Mi sono ben guardata dal formulare ogni tipo di commento personale sull’argomento ma è indubbio che io condivida molto di ciò che Erspamer afferma in questo articolo.

Davvero possiamo essere così certi che la moralità di una persona si misuri da questo e che tale comportamento abbia ripercussioni sulla morale collettiva?

Laura Ressa

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