Gatti liberi e umani in trappola

Amo i gatti. E questo è un dato di fatto che a pochi importerà sapere.
Ciò che lascia di stucco è la quantità di testi e contenuti prodotti su questi felini addomesticabili. Mi sono informata e sono inciampata piacevolmente in un articolo di Vice del 2013 che parla di mici e della loro capacità di vedere meglio degli umani.

Gli occhi dei gatti hanno un secondo vantaggio per quanto riguarda la visione notturna. Come spiega questo articolo del New York Times:

I gatti hanno delle pupille ellittiche che si aprono e chiudono più in fretta e possono diventare più grandi delle nostre, tonde. Inoltre, questi e altri animali notturni presentano una membrana a specchio dietro agli occhi; si tratta del tapetum, che riflette la luce che passa attraverso i bastoncelli e la fa tornare indietro al loro interno nella direzione opposta. Questa “doppia esposizione” permette ai gatti di vedere bene nell’oscurità quasi totale.

catbooksL’articolo prosegue affermando che:

I gatti sono grandi cacciatori, e probabilmente sopravvivrebbero più a lungo di noi umani se ci ritrovassimo improvvisamente tutti spiaggiati su un’isola deserta e inesplorata o in una situazione post-apocalittica.
Ma lo stesso vale per molti animali selvatici.

Il tema trattato è la presunta provenienza aliena dei gatti. L’autore non è molto propenso ad avallare questa tesi (e anche io in effetti non credo che dietro i felini si celino creature provenienti da altri pianeti).


Tuttavia non so spiegarmi il loro appeal. Come resistere al loro richiamo quando si avvicinano per strapparci del cibo? Come non sciogliersi al suono delle loro fusa?

Per me qualcosa di magico c’è in queste creature ed è il motivo per il quale ho imparato a osservare i trucchi del mestiere di gatto: un mestiere assai antico che alterna l’ora della pappa all’ora della siesta. Qua e là resta soltanto il tempo per qualche zuffa.

In questi animali ho cercato personali insegnamenti sulla vita e sul mondo.

Queste creature sono dotate di un istinto primordiale che spesso mi ha mostrato il divario che li distingue da noi umani.
Non parlo di sentimentalismi da strapazzo tipici di certi animalisti che dicono che l’animale è l’unico vero amico dell’uomo. Non parlo nemmeno della teoria consolatoria di chi dice che gli umani sono feccia e che gli unici che possano capirli davvero sono gli amici a 4 zampe.
Frottole.

A dispetto nostro, però, gli animali sono liberi come noi non riusciamo mai ad essere.

La condizione di animale e di umano non sono equiparabili.
Ogni tentativo di paragone sarebbe un parallelismo insensato perché noi umani rispondiamo a una serie di richieste sociali che comportano norme: andare a scuola, avere 10 in condotta, laurearci, trovare un lavoro, trovare relazioni che ci soddisfino, uscire di casa la sera almeno una volta a settimana, viaggiare, avere una vita appagante con una casa e un’auto, avere abiti nuovi e desiderabili da indossare, essere socialmente accettati come persone belle (ma non sempre come belle persone).

Osservando i gatti, mi sono resa conto che le loro azioni sono dettate da interesse.
L’interesse è relativo all’istinto e alla necessità di procacciarsi il cibo: si avvicinano soprattutto se abbiamo qualcosa da offrirgli.

Noi cosa abbiamo da offrire?
Cosa ricerchiamo nella nostra vita e nelle nostre relazioni? Catene o libertà? Comprensione o commiserazione?

Ho scritto un elenco di buoni propositi per una vita da gatti antropomorfi:

Fare ciò che vogliamo, che ci piace e ci fa star bene;
Scegliere la nostra strada in libertà senza seguire la massa;
Non accettare le condizioni imposte sulla nostra vita;
Rispettare noi stessi, senza pensare che gli altri abbiamo sempre ragione;
Dare valore al proprio tempo e a quello altrui;
Imparare che il rispetto si dimostra e non è solo un concetto astratto che ci insegnano la domenica a messa.

 

Laura Ressa

Licenza Creative Commons
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Copertina: Photo by rawpixel.com on Unsplash
Immagine nel testo: PastelPad

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