Prima di imbarcarti in un progetto, pianificalo

Una pratica che si sta diffondendo sempre di più, a fronte di scarse opportunità occupazionali, è la possibilità di lanciarsi sul mercato con un’idea imprenditoriale.
Sempre più spesso ci si improvvisa imprenditori per dar vita ad un progetto, a una start-up, a un’impresa, a un’associazione.
Le declinazioni possibili sono tante ma le realizzazioni concrete e il successo del progetto dipendono dalla propensione al business plan.
desk-1717161_1280Cos’è un progetto se non una creatura che parte da un piano scritto basato su costi, attività, disponibilità e compenso dei collaboratori, tempi di realizzazione, piano marketing e obiettivi precisi?
Sia che si parta dal salotto di casa o da un ufficio, un progetto ha bisogno innanzitutto di carta e penna e di una chiara visione degli obiettivi a lungo termine. Al netto di facili entusiasmi, un’impresa necessità di regole scritte e di una normativa di riferimento specifica che sia da guida per le successive attività.
Si parte insomma per gradi, chiedendo pareri e consultando esperti in materia, senza lasciarsi mai consigliare male dalla fretta o dalla paura dei passi falsi.
Essenziale è anche studiare i competitors e i loro strumenti, analizzare le richieste del mercato e condurre una vera e propria indagine per comprendere se gli obiettivi sono realizzabili, in quanto tempo, se qualcun altro ci è riuscito prima di noi e quali difficoltà potremmo riscontrare.
Questi sono i punti chiave per fare in modo che una partenza sia buona.

Alleviare il peso delle responsabilità e della fatica
Prima di decidere di aderire a qualsiasi piano imprenditoriale è fondamentale instaurare un giusto incontro di intenti con le persone che costituiranno il gruppo dei fondatori. Solitamente si è in pochi: qualcuno ha un’idea e chiama a sé una o due persone fidate che diventino parte integrante del progetto.
Se l’idea di partenza acquisisce forma giuridica, e da essa nasce un’azienda, un’associazione o un’altra forma di attività imprenditoriale, è necessario rispondere anche ad alcune responsabilità dinanzi alla legge. La costituzione stessa dell’impresa potrebbe inoltre comportare una serie di costi di avviamento, diversi a seconda della tipologia di attività che si intende avviare.
Alleviare i pesi significa dunque innanzitutto capire fino a che punto possiamo sopportare le responsabilità, se sappiamo gestirle o se invece ne siamo spaventati e sopraffatti a tal punto da non saper gestire al meglio le interazioni esterne. Capire sin da subito il proprio atteggiamento eviterà tante brutte figure.
E le brutte figure non si rischiano solo nell’esporsi ad un pubblico vasto ma anche nella reputazione che si costruisce giorno per giorno con i propri soci e collaboratori.

Evitare le lamentele 
Lo spirito con cui si parte per una nuova avventura imprenditoriale deve essere positivo.
Se ci risulta pesante dedicare ore di lavoro e soldi in un nostro personale progetto o ce ne lamentiamo continuamente con altri, sarebbe meglio non partire nell’impresa.
Gli sforzi e gli elementi critici non devono pesare su eventuali collaboratori esterni, i quali percepirebbero il malessere di chi è a capo del progetto e non sarebbero sereni nel fornire il proprio libero contributo.
In ultima analisi, dare l’impressione che il progetto ci stia pesando molto in termini di fatica, e che ci stia costando tanto in termini economici, non è propriamente un bel biglietto da visita.

Studiare a menadito la legislatura in materia
In un’impresa (o associazione) tutti i soci fondatori dovrebbero, a prescindere dal ruolo che ricoprono, avere ben chiara la legislatura inerente alla creazione d’impresa. Non deve esistere il socio a cui rivolgersi per avere ragione durante eventuali diatribe in quanto unico esperto in materia legislativa. Tutti i soci, essendo in ugual misura portatori di responsabilità economiche e penali, devono essere autonomi e conoscere le leggi e i rischi connessi con la propria attività.
Questa è una regola non scritta ma di buon senso: se ci si assume una responsabilità la si dovrebbe conoscere bene e saper citare al momento opportuno le leggi che la regolano, se non altro per dimostrare di avere una certa dimestichezza con ciò che riguarda il proprio ambito lavorativo e di non aver bisogno di intermediari (o suggeritori) per esprimere una tesi.

Scrivere regole e statuto prima di partire
Questa non rappresenta un’attività da svolgersi in itinere o ad impresa avviata, è uno step iniziale. Direi che si tratta del primo passo in assoluto.
Le regole sono fondamentali per i soci e per eventuali collaboratori che si deciderà di contattare soltanto in seguito, quando cioè si disporrà di modalità chiare di ricompensa per poter dare il giusto peso alle singole professionalità.
office-594132_1920Prima ancora di dimostrare al mondo che siamo in regola con la registrazione del nostro marchio o con altre faccende economico-legali, dovremmo assicurare chiarezza e trasparenza nei rapporti umani.
Niente frasi altisonanti o virtù manifestate solo sulla carta: non è compito di nessun buon imprenditore autoelogiarsi. Sarà l’operato mostrato sul campo a parlare.
Finché il progetto è ancora in fase embrionale è meglio non contattare altre persone. Prima è necessario stabilire delle regole, stilare un elenco scritto, un vademecum di comportamenti e di ruoli ad essi associati.
Capire chi fa cosa e in quali tempi, concordare le decisioni, esporre in modo chiaro il progetto e i vari step da seguire, oltre all’ordine temporale entro cui seguirli.

Un progetto non può partire alla volemose bene 
Acquistereste mai un frutto al mercato che non vedete sul bancone ma di cui il fruttivendolo vi rassicura circa la qualità e il sapore?
Non ci si imbarca in un’impresa buttando nel calderone tutti quelli che conosciamo affinché diffondano la notizia o facciano da catalizzatore per i nostri scopi.
Queste persone, infatti, non possono guardare in prospettiva all’idea imprenditoriale e magari non ne vogliono far parte se non vedono dei risultati concreti. Chi crede in un progetto, e se ne assume oneri e onori, ha il dovere di partire in solitaria. O almeno di capire con il tempo di cosa l’impresa abbia realmente bisogno.
I ruoli vanno studiati con calma tenendo sempre conto che le persone sono preziose e che i risultati vanno attesi.
Molte imprese nascono dal nulla, tante aziende vanno avanti e altre muoiono nel giro di pochi mesi.
Una cosa certa è che il successo di un progetto (o di un’azienda) viene stabilito anche da chi lo osserva dall’esterno, dai potenziali clienti, dalla chiarezza con cui vengono messi per iscritto i principi e le regole di base, dall’etica che guida il progetto stesso.

Dipende soprattutto dalla propensione all’ascolto, allo studio e al miglioramento.
Dipende da azioni che non trovano spazio solo nelle parole o nei manifesti programmatici ma nel modo in cui ci si approccia alle difficoltà.

Laura Ressa

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