Progetto professionale: lo hai pianificato prima di imbarcarti?

Una pratica che si sta diffondendo, a fronte di scarse opportunità lavorative, è la possibilità di buttarsi a braccia aperte sul mercato con un’idea imprenditoriale innovativa.
Le braccia saranno pure aperte, ma dobbiamo controllare di aver aperto anche il paracadute. Ovvero il cervello. Senza quello lo schianto è garantito.
Sì, sempre più spesso ci si professa imprenditori per dar vita a un progetto, a una start-up, a un’impresa, a un’associazione. Ci si improvvisa innovatori senza capire cosa questo significhi.
Eppure, strano ma vero, il successo di un progetto non dipende dal numero di like su una pagina Facebook ma dalla propensione al business plan.
Cos’è un progetto se non una creatura che parte da un piano scritto basato su costi, attività, disponibilità e compenso dei collaboratori, tempi di realizzazione, piano marketing e obiettivi precisi?

Sia che si parta dal salotto di casa o dal famoso garage, un progetto ha bisogno di carta e penna e di una chiara visione degli obiettivi a lungo termine. Un’impresa necessita inoltre di regole scritte e di una normativa specifica che sia da guida per le successive attività.

Si parte per gradi, chiedendo pareri e consultando esperti in materia, senza lasciarsi consigliare male dalla fretta o dalla paura.
Essenziale è anche studiare i competitors e i loro strumenti, analizzare le richieste del mercato e condurre un’indagine per comprendere se gli obiettivi sono realizzabili, in quanto tempo, se qualcun altro ci è riuscito prima di noi e quali difficoltà potremmo incontrare.

Ecco i punti chiave per evitare una falsa partenza e ingranare la marcia mettendo la prima.

1) Alleviare il peso della fatica

Prima di decidere di aderire a qualsiasi piano imprenditoriale è fondamentale instaurare un giusto incontro di intenti con le persone che costituiranno il gruppo dei fondatori.
Solitamente all’inizio si è in pochi: qualcuno ha un’idea e chiama a sé una o due persone fidate che diventino parte integrante del progetto.
Se l’idea di partenza acquisisce forma giuridica, e da essa nasce un’azienda, un’associazione o un’altra forma di attività imprenditoriale, è necessario rispondere anche ad alcune responsabilità dinanzi alla legge.
Alleviare i pesi significa dunque capire fino a che punto possiamo sopportare le responsabilità, se sappiamo gestirle o se ne siamo spaventati a tal punto da non saper gestire al meglio le interazioni.
Capire sin da subito il proprio atteggiamento eviterà tante brutte figure.
E le brutte figure non si rischiano solo nell’esporsi ad un pubblico ma anche nella reputazione che si costruisce con i propri soci/collaboratori.

2) Evitare lamentele inutili

Lo spirito con cui si parte per una nuova avventura imprenditoriale deve essere positivo.

Se ci risulta pesante dedicare ore di lavoro e soldi in un nostro personale progetto o ce ne lamentiamo continuamente con altri, sarebbe meglio non partire nell’impresa.
Dare l’impressione che il progetto ci stia costando molta fatica non è propriamente un bel biglietto da visita.

3) Studiare la legislatura in materia

In un’impresa (o associazione) tutti i soci fondatori dovrebbero avere ben chiara la legislatura inerente alla creazione d’impresa.
Non deve esistere il socio a cui rivolgersi per avere ragione durante eventuali diatribe in quanto unico esperto in materia legislativa. Tutti i soci, essendo in ugual misura responsabili economicamente e penalmente, devono conoscere le leggi e i rischi connessi alla propria attività.
Questa è una regola di buon senso: se ci si assume una responsabilità la si deve conoscere bene, se non altro per dimostrare di avere una certa dimestichezza con il proprio lavoro e di non aver bisogno di intermediari o suggeritori.

4) Scrivere regole e statuto

Questa non rappresenta un’attività da svolgersi in itinere o ad impresa avviata, è uno step iniziale. Direi che si tratta del primo passo in assoluto.

Le regole sono fondamentali per i soci e per eventuali collaboratori da contattare in seguito, quando si disporrà di modalità chiare di ricompensa.
Photo by rawpixel.com on Unsplash
Prima di dimostrare al mondo che siamo in regola con la registrazione del nostro marchio o con altre faccende economico-legali, dovremmo assicurare chiarezza e trasparenza nei rapporti umani.

Niente frasi altisonanti o virtù manifestate solo sulla carta: non è compito di nessun buon imprenditore auto elogiarsi. 
Finché il progetto è ancora in fase embrionale è meglio non contattare altre persone. Prima è necessario stabilire delle regole, stilare un elenco scritto, un vademecum di comportamenti e di ruoli ad essi associati.
Capire chi fa cosa e in quali tempi, concordare le decisioni, esporre in modo chiaro il progetto e i vari step da seguire, oltre all’ordine temporale entro cui seguirli.

5) Un progetto che parte alla volemose bene finisce male

Acquistereste mai un frutto al mercato che non vedete sul bancone ma di cui il fruttivendolo vi rassicura circa la qualità e il sapore?

Non ci si imbarca in un’impresa buttando nel calderone tutti quelli che conosciamo affinché diffondano la notizia o facciano da catalizzatore per i nostri scopi.
Queste persone non potranno mai guardare in prospettiva all’idea imprenditoriale e magari non ne vorranno far parte prima di vedere dei risultati concreti.
Chi crede in un progetto, e se ne assume oneri e onori, ha il dovere di partire in solitaria o almeno di capire gradualmente ciò di cui l’impresa ha realmente bisogno.

I ruoli vanno studiati con calma tenendo sempre conto che le persone sono preziose e che i risultati vanno attesi.

Molte imprese nascono dal nulla, tante aziende vanno avanti e altre muoiono nel giro di pochi mesi.
Una cosa certa è che il successo di un progetto (o di un’azienda) viene stabilito anche da chi lo osserva dall’esterno, dai potenziali clienti, dalla chiarezza con cui vengono messi per iscritto i principi e le regole di base, dall’etica che guida il progetto.

Dipende soprattutto dalla propensione all’ascolto, allo studio e al miglioramento.
Dipende da azioni che non trovano spazio solo nelle parole o nei manifesti programmatici ma nel modo in cui ci si approccia alle difficoltà.

 

Laura Ressa

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Immagine di copertina: Photo by rawpixel.com on Unsplash

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