Via le maschere, si vive una volta sola: facciamolo in maniera autentica – Intervista a Marco Bertagni

Marco Bertagni è stato responsabile del commercio estero, economia e ambiente per AIDI, Associazione delle Industrie Dolciarie Italiane, e poi Direttore di AssoDistil, Associazione Distillatori Italiani. Si è occupato di export management e ha svolto ricerche di mercato in Francia e negli Stati Uniti pubblicando oltre 100 articoli e interviste per diverse testate. Si è laureato in Scienze Politiche specializzandosi in commercio estero per conto dell’ICE (Istituto nazionale Commercio Estero).
Oggi è Executive Director di Bertagni Consulting e svolge attività di consulenza alle imprese negli ambiti del commercio estero e del lobbying internazionale. Inoltre è fondatore di WiDEN, FederMosti, MUST.
Marco però si definisce geografo delle emozioni e non ama vestirsi di etichette professionali: lo ha sottolineato anche nel ruolo di docente durante il corso ICE sullo storytelling d’impresa al quale ho partecipato.
Lascerò che sia questa intervista a raccontare di lui, perché penso che la sua storia e la sua visione delle cose possano aiutarci a ripensare anche alla nostra visione. Continua a leggere

Dubbio, Riflessione, Silenzio. La storia d’amore di Vera Gheno con le parole

“Questo libro parla di una storia d’amore. La mia storia d’amore con le parole.”
È cominciato così il dialogo di Vera Gheno con Corrado Petrocelli e Antonio Scotti dello scorso 27 Ottobre a Bari.
È stato un incontro che ho voluto fortemente e per il quale mi sono impegnata a trovare un luogo che lo ospitasse di domenica, giorno di cui molti hanno paura quando si tratta di presentare libri. 

Mi torna in mente una canzone di Samuele Bersani:
“Le mie parole sono sassi, precisi aguzzi pronti da scagliare su facce vulnerabili e indifese. Sono nuvole sospese gonfie di sottintesi, che accendono negli occhi infinite attese. Sono gocce preziose indimenticate, a lungo spasimate e poi centellinate. Sono frecce infuocate che il vento o la fortuna sanno indirizzare”. Continua a leggere

Non di solo pane vive il marketing – Intervista a Domingo Iudice di Brainpull

Se dico Pescaria sono certa che in molti capiranno a chi e a cosa mi sto riferendo. E magari nella mente comparirà, in associazione al nome, anche l’immagine di un bel panino vista mare con dentro del pesce crudo.
Dietro quel nome però c’è la storia di Brainpull, e quella storia è fatta di tanti tasselli e persone che non si fermano a un panino o a un’intuizione.
Ero curiosa di andare a fondo, perché la foto di un panino o i risultati raggiunti parlano di una sola faccia di un’agenzia di comunicazione.
Quali altri volti ci sono dietro una giovane storia aziendale?
Ho fatto qualche domanda a Domingo Iudice, Responsabile Marketing e Comunicazione di Brainpull.
Vi suggerisco di gustare, come fossero tanti panini diversi, tutte le risposte che mi ha dato. Continua a leggere

Incontro a Bari con Vera Gheno, autrice del libro “Potere alle parole”

Quando scrivo bene un testo, sono felice.
Provo davvero un senso di soddisfazione personale perché quando lo faccio vuol dire che sono riuscita, a modo mio e con parole mie, a trasmettere un parte di quel che sono. Perché ho messo le gambe (o le ali) a un mio pensiero che, se formulato con correttezza e coerenza, probabilmente arriverà dritto a chi lo legge con tutta la sua forza e portando con sé una buona parte di me.

Scrivere un buon testo per me è come lasciarsi guardare dritto negli occhi, facendosi scrutare e spogliandosi dall’involucro delle apparenze.
Perché altrimenti si direbbe “parla come mangi”? Nel nostro modo di comunicare è racchiusa la nostra essenza, le intenzioni che abbiamo, la nostra verità.
Le parole funzionano a volte da specchio dentro cui rifletterci. Continua a leggere

C’è una strada che impari solo mentre la percorri – Intervista a Elvira Serra

Cosa si chiede a una giornalista che di solito pone le domande ai suoi intervistati?
In Lettere a un giovane poeta c’è un passaggio che dice “Nessuno può consigliarvi o aiutarvi, nessuno. C’è un’unica via da percorrere. Penetrate in voi stessi”. E questa frase ricorda per certi versi le Lettere a Lucilio di Seneca: “[…] sul tempo o sulle modalità delle azioni nessuno può consigliare da lontano: bisogna decidere sul posto. Non basta essere presenti, bisogna avere gli occhi aperti per scorgere l’occasione propizia e fugace; devi cercare di scovarla, e se la vedi, devi coglierla al volo e mettere ogni slancio, ogni tua forza […]”.

La ragione per cui introduco questa intervista parlando di percorsi e occasioni da cogliere è nelle parole di Elvira Serra, firma del Corriere della Sera e scrittrice. Nella sua veste giornalistica scrive di cronaca e costume, ma è anche autrice di 3 romanzi (L’Altra, Il vento non lo puoi fermare, Le stelle di Capo Gelsomino).
Laurea in Filosofia a Cagliari, Scuola di giornalismo alla Luiss di Roma. Elvira scrive su La 27esima Ora, il blog al femminile di Corriere.it, e ha curato per cinque anni una rubrica sul femminile F (Cairo editore) che si chiama La forza delle donne.
Di solito è lei a porre domande per le sue interviste sul Corriere. Stavolta i ruoli si invertono: quelle che seguono sono le stanze a cui ho bussato e che Elvira ha generosamente aperto. Continua a leggere

Per fortuna sì

– “Tu lavori?”
– “Per fortuna sì”
Un botta e risposta che si consuma in pochi istanti quando ci si trova di fronte alla fatidica domanda.
Fortuna: con un po’ di imbarazzo è questa la parola che aggiungo ogni volta che mi si chiede se lavoro. E questa parola addirittura precede la risposta “sì”.
Come se dovessi chiedere scusa, come se dovessi essere grata e al contempo vergognarmi della fortuna che ho di lavorare mentre in giro c’è tanta altra gente meritevole che invece attende. Come se la possibilità di lavorare dipendesse dalle previsioni dei tarocchi o dall’oroscopo del mese. Continua a leggere

Riconciliarsi con se stessi per ritrovare valore e senso in tutto il resto

“«Nel momento in cui più persone hanno iniziato a documentare con costanza le loro esistenze, quello che era un passatempo si è trasformato in un imperativo: per esistere, devi documentare quello che fai». Gli incentivi sociali – il desiderio di piacere, di essere visti – sono diventati economici: il meccanismo dell’esposizione su internet è diventato un mezzo – all’inizio nuovo, controverso, interessante, oggi praticamente indispensabile – per lo sviluppo di una carriera. […]. Il sogno iniziale, che internet potesse garantire un sé migliore, più vero, è scivolato via. «Se prima eravamo liberi di essere noi stessi soltanto online, oggi siamo incatenati alla nostra presenza online, e ne siamo consapevoli. Piattaforme che promuovevano la connessione sono diventate mezzi di alienazione collettiva. La libertà promessa da internet ha iniziato a sembrare qualcosa il cui maggiore potenziale risiede nell’uso improprio».” Continua a leggere