Distruggersi o Continuare?

Per anni quasi chiunque, tra amici e conoscenti, ha cercato di convincermi che il modo in cui ero fatta non andava realmente bene. Per anni mi hanno consigliato e invogliato a non parlare delle mie debolezze, a tenerle per me per pudore o per sembrare perfetta. Non fraintendetemi, non sono neanche una di quelle persone che si lamentano h24 e che sembrano aver avuto tutte le disgrazie e una vita travagliata quando invece non è così. I miei limiti li ho sempre mostrati giocando, mi prendevo in giro nella certezza che prendersi troppo sul serio fosse assurdo, impossibile, irrealistico, da stupidi in definitiva. E ho quindi sempre pensato con convinzione che sapersi prendere in giro con bontà verso se stessi e intelligenza, fosse quanto di meglio si potesse fare e donare agli altri. Continua a leggere

South working, smart working e il mito narcisista dell’efficienza sfondo aperitivo

È di qualche giorno fa l’articolo Dallo smart working al south working. “Per lavorare a Milano vivendo a Palermo” che racconta di un progetto pilota per rendere lo smart working una modalità di lavoro più diffusa e consentire alle persone di lavorare da remoto potendo così tornare a vivere nella propria città d’origine.

L’idea è di Elena Militello, ricercatrice dell’Università del Lussemburgo che si occupa di procedura penale comparata. Elena ha 27 anni ed è originaria di Palermo, città che ha dovuto lasciare nel 2010 per trasferirsi a Milano per studio.
Colgo l’occasione per raccontarvi ciò che ho letto sul tema di recente e di come la penso sullo smart working e sulla paura che credo esso scateni in alcune persone. Continua a leggere

“Una domanda è fior di virtù”​ – Intervistare gli altri per scandagliare se stessi

Da qualche anno grazie a questo blog mi sono appassionata alle interviste, una forma per me nuova che sto sperimentando e che mette in relazione la mia scrittura con quella di altre persone o che prevede la modalità di intervista telefonica e successiva sbobinatura e editing.
Qui vi racconto alcuni passi chiave del mio processo di avvicinamento all’intervista: come ho cominciato, perché, come imposto le domande, quanto mi informo sulle persone che intervisto. Chissà, magari può tornarvi utile se domani scoprirete che anche a voi piace intervistare le persone. Oppure già lo fate o ci vorreste provare? Continua a leggere

Allinea pianeti e crede nel funnel of love – Intervista a Cristiano Carriero

“Ogni azienda ha una storia da raccontare” – scrive – e infatti lui quelle storie le racconta.
Cristiano Carriero aiuta imprese e imprenditori a raccontarsi. Storyteller e Digital PR, co-fondatore de La Content Academy e di Martin Brandothe storytelling company. Giornalista e blogger, scrive di calcio, cultura e lavoro. Collabora con le aziende in progetti di narrazione. Ha pubblicato, per Hoepli, Facebook Marketing, Content Marketing, Facebook for Dummies, Local marketing, Mobile Working e Facebook Marketing Pro. Si allena a trovare tempo per tutto, non sta mai fermo. E poi fa anche altre cose più vicine a noi comuni mortali tipo cuocere i legumi e preparare le friselle… più in fondo scoprirete perché parlo proprio di legumi e friselle. Ma soprattutto Cristiano allinea pianeti (come ha scritto sul suo profilo Facebook), crede che il marketing si possa fondare sul funnel of love e che “per scrivere bene non basta aver fatto il classico”.

Chi è Cristiano Carriero? Se ancora non lo sapete, godetevi questa intervista. Vi consiglio di godervela anche se lo conoscete già. Continua a leggere

Quando fai qualcosa che ti piace, si nota

Negli ultimi due anni ho organizzato tre presentazioni letterarie nella mia città, Bari.

Nessun accordo con case editrici, nessun costo da sostenere per i luoghi in cui le presentazioni si sarebbero tenute, nessun costo per ospitare gli autori nella mia città. Non di rado le persone mi hanno chiesto “come hai fatto?”

Non è questione di rincorsa al risparmio o di mancato compenso per i professionisti coinvolti: in fondo la presentazione è anche un’occasione di vendita per l’autore, la possibilità di portare in giro il proprio libro. Non avendo sponsor e non potendo io sostenere personalmente spese per eventi simili, ho pensato che provare a realizzare in autonomia e senza budget la presentazione di un libro fosse un modo etico per divulgare conoscenza. Continua a leggere

Lo smart working fa paura?

Da quello che leggo negli ultimi tempi, da quando cioè l’emergenza sanitaria sembra un lontano ricordo su cui poter elargire intense prese di coscienza, ho la percezione che lo smart working faccia paura.

Magari mi sbaglio. Sarebbe interessante però, dal punto di vista divulgativo e tecnico, capire basandosi su dati oggettivi in che modo l’attività di ciascuno si sia intensificata in questo periodo e quanto abbia prodotto. Non solo in termini economici ma in termini di contenuti e attività che ognuno, in forme diverse, ha sicuramente messo in campo. Credo, e non sono la sola, che in questi ultimi mesi l’impegno delle persone, dipendenti o libere professioniste, si sia focalizzato su una causa comune, sia stato mirato, concentrato, attento. Continua a leggere

We Can Post It! – Tra il postare e il fare c’è di mezzo il mar… keting

Da qualche mese sento ripetere a più riprese una formula di saluto che recita “Buongiorno (o buon pomeriggio, buonasera) A TUTTE E A TUTTI”.
Mi chiedo perché questa formula di saluto sia diventata così diffusa, permeante e a volte (lo dico) urticante.
Il fatto di specificare quel “tutte” prima del “tutti” dovrebbe farmi sentire una donna più emancipata, più importante dei “tutti”, più considerata, più intrisa di una visione femminista, più facente parte di una comunità in cui la donna è al primo posto?
Indipendentemente dalla buona fede con cui viene pronunciato, questo saluto reiterato mi sembra una presa in giro. Perché non penso che il femminismo o il sentirsi donne emancipate o considerate dalla società passi dal mettere un aggettivo o un pronome prima dell’altro. Come se la questione delle parità fosse più una rimonta sull’ordine delle parole che uno stare allo stesso livello. E come se la comunicazione fosse diventata un unico grande minestrone in cui buttar dentro anche quelle che “battaglie” non sono. Continua a leggere

La storia di Natale e le epifanie sul concetto di lavoro

Aveva appena 12 anni e mezzo Natale quando, non sapendo quale rischio correva, infilò nell’impastatrice la mano che andò a finire esattamente tra le lame.
Si procurò così un grosso taglio, un intervento chirurgico per salvare la mano e 13 punti di sutura. All’epoca lavorava in un panificio e cominciava ad imparare il mestiere di panettiere dopo aver lavorato per due anni come garzone delle consegne trasportando, sulle spalle, grossi cesti carichi di pane e altri prodotti.

Quella mano ferita dalle lame dell’impastatrice oggi funziona bene: “Fu bravo il chirurgo!” racconta mostrandomi il segno della cicatrice vicino al polso sinistro. Mentre lo dice, muove la mano e le dita per farmi vedere che non ha subito nessun danno alla mobilità.

Natale, classe 1954, è un uomo semplice. Parla pacatamente, cammina piano, ha la schiena un po’ curva per i segni che il tempo e 60 anni di lavoro gli hanno lasciato addosso come eredità. Quella che vi racconto qui è una storia di fatica, di pazienza, di tempo che passa, di quotidianità semplice, di fiducia che le cose si aggiustino, di riconoscenza e accettazione sincera di tutto quello che la vita porta o toglie. Continua a leggere

Dal muro della pallavolo ai muri della vita, dallo sport all’azienda – Intervista a Maurizia Cacciatori

Maurizia Cacciatori, dopo una lunga carriera da pallavolista che le ha regalato molti traguardi, si occupa attualmente di comunicazione e tiene corsi di formazione e attività di team building in azienda.
Si descrive così: “La mia vita è stata dedicata allo sport ad alta competizione. Ho indossato per 12 anni la maglia della Nazionale Italiana di pallavolo, con 228 presenze in azzurro vincendo titoli e premi a livello internazionale. Esserne stata la capitana ha significato mettermi in gioco, assumermi responsabilità, gestire lo stress, allenare l’empatia e saper adattare il mio Team al cambiamento. Lo sport mi ha insegnato che la comunicazione e l’obiettivo condiviso sono l’essenza di una squadra vincente.”

Maurizia ha vinto 4 Scudetti Italiani, 3 Supercoppe Italiane, 4 Coppe Italia, 1 Scudetto Spagnolo, 1 Copa de la Reina, 1 Coppa CEV, 3 Champions League, Oro ai Giochi del Mediterraneo, 2 Argenti e 1 Bronzo agli Europei. Nel suo curriculum anche la qualificazione alle Olimpiadi di Sidney 2000.

Cosa insegna lo sport? Quale impatto può avere nella vita di una persona e quanto la fa crescere? In che modo lo sport diventa maestro di vita e a che punto del percorso il mondo sportivo e quello aziendale si incontrano? Cosa possono trarre di utile le aziende dalle dinamiche sportive? Maurizia Cacciatori me lo racconta in questa intervista. Continua a leggere

Materiali di risulta

Si definiscono “materiali di risulta” i materiali provenienti da una demolizione, da uno scavo, oppure residui della lavorazione di una materia prima, che possono essere utilizzati per altri scopi (Treccani).

Questo termine mi è rispuntato tra le labbra mentre pensavo a tutto ciò che nel tempo ho scartato, a quei rami che sono caduti da soli o a quelle scorie che ho voluto io stessa recidere o riutilizzare in altro modo, o magari scartare e basta perché non era più tempo per loro di far parte del mio percorso. Perché era giunto il tempo di chiudere un paragrafo.
No, nessuna pulizia come quella che molti osannano quando fanno “pulizia contatti” sui social. Si tratta del naturale corso degli eventi, quello che accade quando realizzi che è essenziale anche imparare a scegliere per proseguire. Quando quello che sei comincia a coincidere – non solo a parole – con il percorso che persegui. Continua a leggere